La penosa autodifesa del sindaco di Roma Aledanno che in queste ore appare su tutti telegiornali in improbabili e fantasiosi abbigliamenti sciistici a scaricare le proprie responsabilità per la paralisi che ha bloccato la capitale dopo la nevicata della Candelora, è probabilmente il fiocco di neve che farà traboccare il vaso della proverbiale pazienza fatalista dei romani e lo costringerà a dimettersi o perlomeno a rinunciare alla ricandidatura per le prossime elezioni comunali.
Sono dieci giorni che tutti i giornali della capitale, inclusi i freepress per i pendolari, hanno informato l’intera cittadinanza che nella notte tra il 2 e il 3 febbraio e in quella successiva sarebbe caduta la neve. Dalle materne alle superiori, (i più svegli anche all’asilo nido), tutti gli studenti della capitale si preparavano alle pallate di neve tirando fuori guanti, scarponi, slittini, scrutando il cielo sempre più bianco con l’occhio ai termometri, interrogando genitori e nonni sulle memorabili nevicate del 68 e dell’85 del secolo scorso.
Tranne il sindaco tutti i romani erano pronti. Ma, si difende lui, la protezione civile non aveva previsto esattamente quanti centimetri sarebbero caduti. Effettivamente avranno pensato i meteorologi per i miracoli ancora non siamo pronti e saranno corsi a iscriversi a qualche corso di magia. In attesa che il mago Merlino lo sostituisca il nuovo direttore della protezione civile Gabrielli ha sobriamente replicato al sindaco che aveva tutti gli elementi per organizzare in tempo la necessaria prevenzione. Add a comment
Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l’altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci anni il dibattito pubblico sul lavoro sia incentrato sugli stessi dogmi. Libertà di licenziamento, flessibilità del lavoro, cancellazione dei contratti nazionali. Tutti ricordiamo la grande mobilitazione del 2002 contro l’abolizione dell’articolo 18, le battaglie della Fiom in difesa del contratto nazionale, le lotte contro la precarietà. In quegli anni un vasto fronte di sinistra capì che dietro il ritornello della flessibilità del lavoro si celava una precisa strategia di classe: bonificare l’economia da ogni influenza del sindacato, lasciando solo e senza difese ogni singolo lavoratore dinanzi al potere dell’impresa e del mercato. Il ritornello lo conosciamo bene, è quello del neoliberismo, del turbocapitaslimo, che tanti adepti ha avuto anche nella nostra sinistra moderata. Add a comment
Di Manuela Grano, responsabile diritti Giovani Comunisti
C’erano tante donne e tanti uomini giovedì scorso in piazza a Roma, come in altre città d’Italia, per ricordare Stefania Noce e tutte le altre donne a cui un uomo ha deciso di negare il più elementare dei diritti, quello alla vita. Migliaia di fiaccole si sono accese per far luce su un tema troppo a lungo ignorato: la violenza maschile sulle donne.>In Italia, un Paese cosiddetto democratico “avanzato”,le donne vivono una guerra in tempo di pace. I numeri della violenza di genere non lasciano spazio a fraintendimenti: la violenza maschile è la prima causa di morte nel nostro Paese per le donne tra i 16 e i 44 anni; sono sei milioni 743 mila, secondo l’ISTAT, le donne che hanno subito una violenza fisica e sessuale; 97 sono le donne uccise nel 2011, 13 in questo primo scorcio di 2012, e nella maggior parte dei casi l’assassino aveva le chiavi di casa. Stefania è quindi una delle tante, troppe, donne che ha pagato con il prezzo più alto la sua libertà di decidere della propria vita.
Di Giovanni Barbera
Le vicende italiane ed estere di questi ultimi mesi rendono sempre più evidente la presenza di "poteri forti" che operano dietro le quinte della scena internazionale. Qualcuno li ha definiti impropriamente "forze occulte". In realtà i “poteri forti” non sono mai poteri occulti. Sono poteri manifesti, la cui azione sconfina nello spazio politico, alterando le cosiddette regole del “gioco democratico” fino ad arrivare a condizionare o a sospendere la “sovranità popolare”. L’unica cosa certa è che comunque tali "poteri" non agiscono mai da soli, ma hanno bisogno delle stesse istituzioni pubbliche che ne devono avallare l'operato, per darne una parvenza di legittimità formale. Gli accadimenti di questi mesi ai vertici di alcuni Paesi europei, come il nostro, dovrebbero indurre ad alcune riflessioni rispetto ai processi economici e politici che stanno investendo l'Europa e il mondo intero. Add a comment