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Home Anti... Antifascismo Napoli antifascista dice NO a Casa Pound!
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29
Nov
Di Vincenzo Morvillo, responsabile Cultura di Rifondazione Comunista di Napoli, da "Essere Comunisti"

Napoli antifascista non si è piegata di fronte all’invasione di Casa Pound. Già cacciati da Materdei due anni fa, i fascisti del terzo millennio –come amano definirsi con uno slogan, che però non può e non potrà cancellare né il loro atroce passato né le loro razzistiche e antistoriche “radici culturali”- vorrebbero ora riportare i loro simboli di violenza e di morte nella nostra città. Ma qui, svastiche, fasci, croci celtiche, asce bipenni, saette a forma di SS, martelli di Thor, o altra paccottiglia del genere, i cittadini democratici non ce la vogliono; e non vogliono organizzazioni squadristiche, che già troppe volte hanno imperversato impunemente in città, assalendo, picchiando e accoltellando giovani universitari che, democraticamente, manifestavano il loro legittimo antifascismo o si opponevano alle politiche dei partiti e dei signori da cui costoro traggono protezione e linfa vitale.

Dunque, 68 anni dopo, Napoli –con la sua parte migliore- ha ancora una volta detto no alla barbarie nera, difendendo non solo la sua gloriosa medaglia d’oro alla Resistenza, allora conquistata lottando strada per strada, quartiere per quartiere, contro le truppe dell’infame col. Scholl, ma anche la sua dignità di città libera e fieramente antifascista.

Sabato, a Piazza Cavour, eravamo in tanti a dimostrare civilmente il nostro rifiuto del nazifascismo. Studenti, militanti di Rifondazione, precari, rappresentanti dei sindacati di base, Carc, Insurgencia, semplici cittadini hanno ribadito, con una nettezza democratica che non ammette repliche, che qui Casa Pound -e tutto ciò che essa rappresenta- non ha avuto, non ha e non avrà mai cittadinanza. Tutto si è svolto nel corso di un presidio pacifico -a differenza di quanto è accaduto a P.zza Carlo III, dove si riunivano i militanti di Casa Pound- che si è tenuto tra canzoni, balli e slogan antifascisti. Un presidio tranquillo che, contravvenendo ogni strumentalizzazione politica e mediatica, ha dato prova del maturo senso civico e democratico di cui, soprattutto i giovani universitari, come quelli della rete Antifascista e dei centri sociali, sono capaci. Giovani ai quali, però, non fa certo difetto la fermezza, derivante da un antifascismo che è imperativo etico prima ancora che politico. Erano infatti –e noi con loro eravamo- pronti a dare battaglia qualora la nera macchia di casapoundini fosse apparsa all’orizzonte. E sia ben chiaro: questa non vuol essere una provocatoria giustificazione o, peggio ancora, istigazione alla violenza gratuita e fine a sé stessa, sempre da condannare. Qui si vuole soltanto dire che, quando e se il fascismo riemerge -come sta accadendo da qualche anno a questa parte, non solo con Casa Pound- e attacca con tutto il suo carico di violenza ideologica, allora l’arma democratica della parola può non bastare, purtroppo, e bisogna essere pronti a combatterlo con l’orgoglio delle proprie azioni.

Del resto, se sabato in Piazza Carlo III poteva rifarsi vivo un personaggio come Massimo Abbatangelo, assurto alle cronache giudiziarie degli anni ‘70/’80 per i suoi rapporti con il terrorismo nero, la mafia, la camorra e pezzi deviati dei servizi, ma tristemente noto soprattutto per il suo coinvolgimento nella strage del Rapido 904 Napoli-Milano -per la quale fu condannato a sei anni di reclusione con l’accusa di avere consegnato dell’esplosivo al boss della camorra, Giuseppe Misso, nella primavera del 1984- allora si comprende quale siano la misura e il pericolo insiti in un fascismo, violento per la sua intima natura ideologica e la cui storia, negli anni ’70, si mescola al sangue innocente di quelle stragi che hanno lacerato la carne viva del nostro paese e della nostra Repubblica. Stragi, è bene ricordarlo, compiute nel nome di un anticomunismo viscerale e sangue che, forse per lo stesso motivo, non ha mai trovato giustizia nei tribunali italiani. Di quel fascismo, Casa Pound è l’erede; e contro quel fascismo si deve essere pronti a lottare, senza se, senza ma e con ogni mezzo. Di fronte alla violenza non si può sempre essere disposti a porgere l’altra guancia o ad usare la ragione come strumento di dissuasione. D’altronde, proprio quella retorica trasversalista e ipocrita, in voga da tempo tra i nostri politici, anche di sinistra, che tende a porre sullo stesso piano –specie quando capitano scontri, in genere provocati da aggressioni fasciste- due parti lontane anni luce per qualità morali, politiche e civili, è proprio quella che ha consentito a questi loschi figuri di rialzare baldanzosamente la testa.

Fortunatamente, comunque, sabato all’orizzonte del presidio di Piazza Cavour non si è visto Abbatangelo, né si è vista o sentita alcuna macchia nera. La Napoli antifascista ne ha ridimensionato l’arroganza e ne ha sbiadito il colore, trasformandola in un’anonima accozzaglia grigia.

Un’ultima nota per il questore, sua eccellenza dr. Luigi Merolla. A rigor di Costituzione andava negato il corteo, fascista e quindi antidemocratico e anticostituzionale appunto, di Casa Pound; non certo quello democratico della rete Antifascista. Ma tali sono i tempi che ci troviamo a vivere. E allora che dire?

 

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