Luca Fazio, il manifesto, 20/01/2010
Una manifestazione, a Milano, contro la Lega (sabato 6 marzo, partenza da piazza Fontana, arrivo al Castello Sforzesco). Ci si potrebbe domandare come sia potuta venire in mente un'idea simile, ma forse sarebbe più giusto chiedersi come mai non sia accaduto prima, prima che l'ideologia razzista diventasse azione di governo. Ufficialmente sarà un No Razzismo Day - «siamo andati in questura e ci hanno spiegato che non potevamo manifestare contro una formazione politica...».
Ma chi sono? Chi è riuscito ad accaparrarsi l'ultima piazza milanese prima delle elezioni regionali? Intanto, non fanno parte del cosiddetto «popolo viola». Se proprio vogliamo assegnare loro un colore allora deve essere il «giallo», perché questa manifestazione è di fatto gemellata con lo sciopero degli immigrati previsto per il primo marzo (gli organizzatori si sono «sentiti» e si sono scoperti ugualmente esasperati e antirazzisti, per cui le due iniziative non si pesteranno i piedi, anzi).
Come spiega Luigi Grimaldi, coordinatore del gruppo di Udine, loro si autodefiniscono Popolo della Resistenza Antileghista, «per ora siamo una pattuglia ma in rete stiamo dilagando». Sabato scorso hanno manifestato (si fa per dire) su facebook stabilendo più di 160 mila contatti. «Ci scriviamo continuamente - spiega Grimaldi - ci parliamo su skype, stiamo organizzando gruppi di lavoro su tutto il territorio nazionale...siamo non violenti ma siamo anche convinti che a questo punto i leghisti vadano fermati, dobbiamo alzare il livello dello scontro perché non è possibile che sul razzismo i partiti della sinistra, ma anche il mondo cattolico, si facciano scavalcare dal Vaticano».
Sono molto ambiziosi - «la piazza virtuale è uno strumento decisivo per cominciare una rivoluzione culturale in grado di ribaltare gli effetti di questo lavorìo ai fianchi che ci ha reso indifferenti nei confronti del razzismo» - e scommettono che la piazza reale sarà tutt'altro che una delusione. Sicuri? «Abbiamo contatti anche nel sud Italia, inizialmente pensavamo a una iniziativa nel nord ma siamo stati obbligati a convocare una manifestazione nazionale».
Come ogni appuntamento che si rispetti, anche questo si regge su una sorta di piattaforma. E, leggendola, si capisce che niente è più lontano da una formazione politia di questa armata brancaleone che osa sfidare apertamente un partito che da vent'anni inquina la scena politica. «Abbiamo scritto un documento che riprende pari pari le osservazioni che l'Onu ha fatto al governo italiano per contestare le politiche discriminatorie nei confronti di rom e immigrati». Il testo si intitola Il libro dei sogni, e gli anti leghisti di sogni ne hanno addirittura dieci. Tutti condivisibili, soprattutto il concetto che «è giunto il tempo della trasformazione del dissenso individuale e degli impegni generici in scelte di campo e in azioni di lotta pacifiche e determinate».












