Sono passate solo un paio di settimane dall'aggressione subita dalla donna tunisina in un bar di Monterotondo e nuovamente la cronaca della capitale torna a raccontare di un grave episodio di intolleranza ai danni di cittadini stranieri.
Stavolta le conseguenze sono anche più gravi rispetto ai "soli" insulti e al velo strappato alla donna quindici giorni fa. Stavolta Nazir Rafiq Ahmad, il nome del cinquantenne aggredito, si trova ricoverato nel reparto maxillo-facciale del San Giovanni con diverse fratture al volto. Conseguenza delle percosse e della violenta testata sferratagli da un diciannovenne per un diverbio nato dal nulla e sfociato nella violenza.
Secondo quanto racconta il cittadino di origine indiana, che a Roma insegna inglese da undici anni, ieri intorno alle 17 è salito sul vagone della Metro B in direzione Laurentina. Trovato posto, viene ben presto raggiunto da un giovane che gli intima a male parole di spostarsi, di alzarsi:
"Mi ero appena seduto, c'erano due posti vuoti. E questo ragazzo ha cominciato a riempirmi di parolacce e a dirmi di spostarmi, di tornare al mio paese. Io non ho risposto nulla e lui ha cominciato a picchiarmi. Poi quella testata che mi ha fatto quasi svenire. Mi sono alzato per scendere dalla metro, - prosegue il racconto del professore - a quel punto quel giovane mi ha seguito e ha continuato a picchiarmi. Una donna e poi alcuni ragazzi hanno inveito contro di lui chiedendogli di smetterla. Poi una persona in borghese appartenente alle forze dell'ordine ha mostrato il tesserino e ha intimato al ragazzo di fermarsi".
Il convoglio è stato fermato ed una dottoressa, passeggera anch'essa del metò, ha portato i primi soccorsi all'uomo, che martedì subirà un'operazione per la ricomposizione dele fratture nasali.
Nella stanza d'ospedale del professore c'è un suo amico e collega, Pierluigi Gallo, docente di Filosofia, che gli ha portato un cambio visto che gli abiti erano sporchi di sangue: "Nazir è un uomo mite, non sa darsi pace per ciò che gli è accaduto. È anche un collaboratore del Cipax, il Centro per il dialogo interreligioso a Roma, ed è un mediatore culturale".
(Da “rsnews.it”)
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Di Alberto Burgio
Riflettere sulla «costruzione sociale del male» a proposito delle atrocità collettive generate dal nazismo e in particolare in relazione alla Shoah restituisce attualità alla questione che si può dire abbia motivato l’intera ricerca di Primo Levi: capire – per quanto possibile – ciò che avvenne nell’Europa sottomessa al nazismo implica in effetti riuscire a «capire i tedeschi».
Violenza inutile
Nella misura in cui fu il fascismo tedesco, il nazismo costituì un fenomeno generale, inquadrabile nel contesto della modernizzazione europea, sullo sfondo della crisi economica e sociale connessa allo sviluppo della società di massa, alla torsione sciovinista e imperialista delle politiche statuali e alle ripercussioni della prima guerra mondiale, della rivoluzione d’Ottobre e della Grande crisi del ’29. Rientrano in tale contesto generale il travolgimento delle strutture dello Stato liberale di diritto e l’instaurazione di un potere discrezionale, la brutale ripresa del colonialismo, la deriva razzista e lo stesso sopravvento della razionalità tecnica messo in rilievo da analisi classiche delle cause dello sterminio, da Günther Anders a Detlev Peukert, a Zygmunt Bauman.
Vi è tuttavia una specificità. A fare del nazismo un unicum nel quadro dei fascismi e dei cosiddetti «totalitarismi» fu una violenza estrema e «inutile», in larga misura fine a se stessa, un surplus di violenza che non dev’essere confuso con la manifestazione di impulsi sadici da parte di singoli individui, come nel caso dei torturatori di Abu Ghraib.
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra, in merito alla strage compiuta da un estremista di destra oggi a Firenze, nella quale sono stati uccisi tre cittadini senegalesi, dichiara:
«Voglio esprimere tutta la mia vicinanza alle famiglie delle persone uccise e alla comunità senegalese a Firenze e in Italia. È un lutto che ci riguarda, che dimostra come tanti anni di propaganda razzista, fondata sull’odio verso chi è venuto in Italia per guadagnarsi da vivere, abbiano prodotto danni profondi nella nostra società. C’è un lungo filo che percorre purtroppo l’Italia e l’Europa, che tiene insieme la vergogna del raid al campo rom di Torino l’altro ieri, la strage di Castel Volturno, fino alla carneficina norvegese. È il filo delle organizzazioni di matrice razzista e fascista che operano indisturbate. Cosa aspetta lo Stato ad intervenire con nettezza per fermare questi squadristi?».
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Di Alberto Burgio