
Se in assenza di una e generalizzata copertura sindacale, in una condizione di ricatto perenne, tante donne e tanti uomini hanno deciso, in un giorno feriale, di uscire allo scoperto, significa che molto può ancora cambiare, perché accada è necessario che altri attori scendano in campo con maggiore determinazione. Con i tempi e i modi che saranno necessari, è necessario che le forze sindacali realmente interessate ad estendere la soglia dei diritti esigibili dei migranti e quindi a rafforzare anche quella degli autoctoni, si impegnino realmente a costruire una vera giornata di sciopero. Non una astensione simbolica, quella non si nega a nessuno, ma una giornata di lotta diversa, di quelle che ad esempio il sindacato di Di Vittorio considerava fondamentali. Si fanno e vanno continuati a fare scioperi in difesa dei salari, per strappare qualche euro in più alla contrattazione. Ma si deve tornare a mobilitarsi anche per questioni che impongano una scelta, una presa di posizione, che parlino di diritti e provino a reintervenire nella cultura che ci domina. Non si tratta e non si è mai trattato di proporre, coma una certa vulgata ha voluto fare, di “uno sciopero etnico” ma di una giornata in nome di un principio sostanziale, quello di eguaglianza. Questo significa dover discutere nei luoghi di lavoro smontando i luoghi comuni, significa affrontare anche il razzismo che è penetrato, in forme diverse ma sempre dannose, in tante realtà anche vicine. Ma significa anche affrontare una crisi, che non è solo economica, pensando al futuro, alla prospettiva che in parte è già e che sarà sempre più determinante, quella di una società meticcia in ogni sua componente.
Ma non si tratta di responsabilità ascrivibili solo ai sindacati. Il sasso è stato lanciato, non è neanche il primo, ma questo potrebbe produrre effetti virtuosi a partire da un impegno comune: forze politiche e sociali, movimenti e associazioni, individui anche ma soprattutto donne e uomini migranti. La loro capacità di costruire auto organizzazione non separata ma contigua e permeabile è forse la sfida che riguarda tutti. Chi ieri è sceso in piazza ma anche chi è rimasto a casa o al lavoro.












