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Home Anti... Antirazzismo SULLA PELLE IL SUDORE HA LO STESSO COLORE
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09
Gen

Troppa (in)tolleranza, nessun diritto

a pochi giorni dai fatti vergognosi di Rosarno e contro il pugno duro del governo che ordina espulsioni di massa, ma vero responsabile di quanto accaduto:
 
ARANCE INSANGUINATE AL SENATO
durante l'audizione del ministro dell'interno maroni al senato oggi martedì 12, le associazioni antirazziste e le comunità migranti saranno al senato a ribadire la solidarieta' con i migranti di rosarno:
 
-contro la clandestinità, il lavoro nero e lo sfruttamento nei campi agricoli
-per il permesso di soggiorno per quanti sfruttati e ridotti in schiavitù
-per la riapertura della regolarizzazione dei migranti sans papiers
-per un piano concreto di accoglienza
 
sit-in al senato
piazza navona martedì 12 h16.30

 

 

 

 

ROSARNO E LA GENERAZIONE DELL'ODIO

Eccola, dunque, la caccia all’immigrato. La caccia di massa, quella dove un centinaio di italiani, armati di spranghe, stecche da biliardo e bastoni di tutti i tipi, si è ritrovato per mettere in fuga i miserabili moderni, quei migranti che sono letteralmente ridotti in schiavitù dai caporali dei campi, sotto il sole dell’estate e nel gelo più rigido dell’inverno.
A Rosarno è guerriglia urbana: c’è persino chi, sempre italiano, prende il fucile in mano e spara in aria o, magari, spara alle gambe dei migranti, li ferisce e viene santificato dalla folla, dalle urla: “Andate via di qui!”. E’ la frase più gentile, perché il resto sono epiteti e insulti che fanno vergognare veramente di essere connazionali di queste persone che non hanno nessuna pietà.
Non hanno pietà della miseria, delle condizioni di sfruttamento in cui vivono. E non hanno nemmeno pietà per la storia che oggi rappresentano, figlia del passato migrante di un popolo italiano che viveva sotto le cannonate dell’esercito regio invece che del pane distribuito o delle rapine borghesi di un tempo. Non esiste più alcuna forma di osservazione delle condizioni dell’altro da noi. Se c’è un povero che ci sta accanto, il gesto tremendamente naturale che oggi nasce in molte persone è quello di allontanarlo, di scacciarlo, di relegarlo ancor di più nella sua condizione di isolamento, di emarginazione.
Le parole del ministro Maroni sono un macigno sui princìpi costituzionali e, prima ancora, sul buon senso di un vivere civile che precipita e rovina in un razzismo dilagante, in una guerra tra miserie fatta in nome della autoconservazione e, pertanto, della cieca e folle distruzione di qualunque minaccia sia avvertita contro questo proposito avvertito come impellente e paradigma di un elenco di pregiudizi e falsificazioni che, solamente così, possono giustificare violenza che si aggiunge a violenza.
Rosarno oggi è teatro di una pagina terribile dell’attualità sociale e politica di questo Paese. Non era mai accaduto che un gruppo di cittadini si armasse, e di tutto punto, per muovere contro gli immigrati. Viene citata la parola “esasperazione”, e si attribuisce la nascita di questa al fenomeno migrante. La vergogna governativa non ha limite ed giunge a dire che la tolleranza verso la clandestinità è stata eccessiva e che questi sono i maturi frutti di tutto ciò.
Ci vuole veramente la spudoratezza di chi sa di essere in aperta malafede per affermare che la colpa delle violenze è dei migranti… Qualcuno ha dimenticato la Legge “Bossi – Fini”? E quei lager di Stato che un tempo si chiamavano CPT (Centri di permanenza temporanea) e oggi hanno assunto l’acronimo CIE (anche più violento del precendente: Centri di identificazione ed espulsione).
Non viene risparmiato niente ai dannati della terra. Non viene risparmiato nemmeno l’onore della miseria, l’orrore della falsa cortesia, la verità delle bastonate e delle fucilate a freddo che sono state distribuite per strada.
C’é un messaggio intimidatorio, quasi mafioso, che viene dai valorosi cittadini italiani che sono scesi a menar le mani contro gli stranieri…: se ne devono andare e non saranno più tollerati in città. Praticamente un’applicazione subitanea della drasticità della Bossi-Fini, nonché dei decreti governativi in materia di espulsioni dei migranti.
Non serve nessun appello a queste persone. Fiato sprecato per chi è stato nutrito di odio da un sistema corrotto, fatto di malaffare e dove regna la legge della prepotenza in molti settori della società. Per un gruppo di cittadini armati di spranghe ne esistono certamente altrettante centinaia e migliaia pacifici e desiderosi di risolvere le problematiche senza violenza e senza disprezzo della persona umana. Ma ciò che crea inquietudine, che allarma e provoca un giusto orrore – almeno in chi ancora conserva un briciolo di umanità – è la massificazione dell’emergenza migrazione, del presunto pericolo derivato dal diverso, dell’avvertito allarme per la sicurezza, del mai esistito problema del lavoro “rubato agli italiani”.
L’inadeguatezza politica, l’insufficienza istituzionale, la criminale prospettazione del “si salvi chi può” come etica imperante e come metodo salvifico del futuro sono alla base degli insuccessi di una gestione delle emergenze sociali fatta con lo spettro della paura da un lato e della cieca repressione dall’altro.
E’ stata abilmente creata una generazione di razzisti che sanno vivere di odio e che se ne nutrono, incapaci di conoscere, di approfondire le tematiche e i drammi di ogni giorno. Incapaci di vedere ricchezza nella differenza, ma solo disagio, instabilità, perdita di un equilibrio basato sull’ordine e la disciplina nazionale, cantando qualche volta l’Inno di Mameli alle partite di calcio e piangendo per i soldati italiani morti nelle spedizioni di guerra vergognosamente definite “missioni di pace”.
Tutto questo, sommato al trattamento inumano riservato ai migranti, ha creato Rosarno come sinonimo, da ora in poi, di vergogna e vigliaccheria, di razzismo e di follia omicida.
Per restituire a Rosarno il suo nome, sgombro da aggettivi che non merita, ci vorrà molto tempo. Una generazione d’odio basta. Lavoriamo tutte e tutti per far sì che le prossime siano così diverse da vergognarsi sempre di ciò che oggi è accaduto nella piccola cittadina calabra.

 

 

FERRERO: ROSARNO, MARONI E’ IL RESPONSABILE DELLA CACCIA ALL’UOMO CON LE SUE DELIRANTI DICHIARAZIONI. APPELLO PER GRANDE MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA

 

La drammatica situazione che si è creata a Rosarno è il frutto della legge Bossi Fini che impedisce la regolarizzazione di chi lavora e favorisce gli schiavisti che sfruttano la manodopera immigrata.

L’unica soluzione dare il permesso di soggiorno ai migranti che lavorano e mettere in galera chi li sfrutta. Il ministro Maroni continua ad insultare la sinistra ma si tratta del mandante morale della caccia all’uomo che si è scatenata a Rosarno. Invece che
raccontare balle dovrebbe vergognarsi.

Raccogliendo l'invito che è comparso da più parti in Calabria, in queste ore, facciamo appello a tutte le forze democratiche e antirazziste perché si possa organizzare al più presto, a Rosarno, una grande, pacifica e forte manifestazione di tutto il movimento
antirazzista italiano.

 

 

 

 

 

ROMA: CARICATO CORTEO PRO MIGRANTI

 

Finisce male il presidio organizzato dalle associazioni antirazziste romane per contestare il ministro Maroni per i fatti di Rosarno. Finisce male perché i circa 400 pacifici manifestanti radunati con striscioni e bandiere, rappresentanti di centri sociali, associazioni, forze politiche (Prc e SeL) Fiom e Sr, non appena hanno provato a premere per avvicinare il Viminale sono stati caricati e inseguiti con inaudita cattiveria dalle forze dell'ordine. Manganelli sulle teste soprattutto, che, evidentemente, danno fastidio. Dei ragazzi sono stati portati via dai loro compagni mentre perdevano copiosamente sangue dalla testa. Eppure era partita in maniera serena, nonostante la pioggia avesse scoraggiato una partecipazione più ampia, una mobilitazione nata grazie ad alcune riunioni fatte proprio mentre si determinavano gli eventi peggiori di Rosarno e lanciata unicamente tramite il passaparola informatico. C'erano anche famiglie con bambini, uomini e donne venuti a testimoniare la loro contranetà alla violenza esercitata nei confronti degli sfruttati dell'agricoltura. Tra le voci raccolte quella di Salvatore Bonadonna del Prc «i braccianti africani a Rosamo hanno raccolto il testimone di quelli stessi che tanti anni fa lottavano nel sud contro le mafie. E' per questo che si risponde oggi come allora con la stessa logica repressiva». Sembrava quindi procedere tutto in maniera tranquilla con giornalisti e troupe televisive che riprendevano i racconti dei tanti ragazzi e ragazze calabresi emigrate a Roma, testimonianze concrete e reali delle condizioni di sfruttamento che si vivono nel Mezzogiorno, ma è bastata la voglia di portare davanti ai palazzi del potere uno striscione che chiedeva meno (in)tolleranza e più diritti ed è partita in maniera assurda la caccia all'uomo.

 

 

 

 

LE RONDE DI ROSARNO? PER GLI INQUIRENTI POTREBBERO ESSERE CAVALCATE DALLE COSCHE

 

Le violenze scoppiate negli ultimi giorni a Rosarno potrebbero essere state «cavalcate» dalla 'ndrangheta per fini che sono ancora tutti da chiarire. È una delle ipotesi su cui stanno lavorando gli inquirenti. Al riguardo il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, che coordina le indagini, si è limitato a dire che «allo stato ogni ipotesi è plausibile. Dobbiamo condurre indagini accurate per stabilire le responsabilità». Di certo, al momento, c'è che i tre rosarnesi arrestati per fatti di violenza nel corso degli scontri con gli immigrati, sono personaggi noti agli investigatori. Uno è figlio di un esponente di spicco della cosca Bellocco, che insieme a quella dei Pesce estende il suo predominio su Rosarno. Il giovane è accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Ma anche gli altri due hanno precedenti ed uno è stato condannato per l'omicidio colposo della fidanzata. Entrambi sono accusati di tentato omicidio. La Procura di Palmi ha già chiesto al gip la convalida dell'arresto ed è in attesa della fissazione dell'udienza, che potrebbe svolgersi lunedì.  

Ultimo aggiornamento Venerdì 09 Marzo 2012 15:30
 

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