di Fabio Amato
Ricordo come solo tre anni fa, alla vigilia delle elezioni politiche che portarono al governo il socialista europeo Papandreu, i compagni del Synaspismos e di Syriza, la coalizione della sinistra radicale che fa parte come noi del Partito della Sinistra Europea, fossero impegnati in una battaglia all’ultimo voto per poter rientrare in Parlamento. I sondaggi, molto, ma molto tendenziosi, mettevano in dubbio persino la possibilità di accedere al Parlamento, di non arrivare allo sbarramento del 3 %. Presero il 4, 6, entrarono e tirarono un sospiro di sollievo. Era uno dei momenti più delicati della leadership di Alexis Tsipras, il giovane presidente del Syanspismos, attaccato dai media che spalleggiavano chi dentro il suo partito voleva andare al governo con il Pasok, coloro i quali poi diedero vita ad una scissione e formare sinistra democratica, in nome del governo e del rapporto con il Pasok. La determinazione con cui Syriza ha mantenuto una linea di autonomia dai governi social liberisti e dal Pasok ha oggi dato i suoi frutti. Syriza ha quadruplicato il suo consenso ed è diventato il secondo partito del paese con il 16,8. Chi aveva promesso come Papandreu più giustizia sociale e poi invece applicato senza remore i piani capestro di ristrutturazioni imposti dalla troika e dall’Ue è oggi uscito di scena e il suo partito, il Pasok, raccoglie un risultato disastroso e meritato.

Una grande manifestazione piena di popolo e bandiere ha attraversato ieri il centro di Roma. Erano anni che non si vedeva una così vasta partecipazione ad un corteo cittadino: dai partiti del centro sinistra ai sindacati, dalle associazioni ai comitati cittadini di lotta e ai movimenti, tutta la Roma alternativa ad Alemanno e alla sua drammatica gestione della cosa comune è scesa in piazza.
L’elemento che ha simbolicamente unito tutte le vertenze e la contrarietà alle sciagurate azioni politiche di questa giunta è stata la decisione di voler vendere a breve una quota pari al 21% del capitale detenuto dal Comune in Acea, la più grande società multi utility della Capitale che gestisce acqua e energia: Alemanno ha infatti deciso di fare cassa su questo patrimonio collettivo per cercare di finire il suo mandato, e poco importa se il Comune di fatto perderà il controllo pubblico a beneficio dell’ingresso di nuovi privati o dell’incremento delle quote di privati già esistenti all’interno della società (uno su tutti, Caltagirone). Add a comment
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