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Internazionalismo
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07
Dic
Dal "Corriere della sera", di Fabrizio Dragosei
Quando arriva nell' ex palazzo dei pionieri per votare, Gennadij Zyuganov è preoccupato soprattutto dei possibili brogli. «Mi ha appena telefonato un collega del partito: al seggio 1393 di Mosca hanno infilato nell' urna un pacchetto di 300 schede già compilate. Una vergogna». Per il leader del Partito comunista (Kprf) queste sono le seste elezioni, se non teniamo conto delle votazioni ai tempi dell' Urss. Una continua e progressiva emorragia di elettori. Fino a ieri, quando il vento è cambiato. Prima di ricevere la scheda, Zyuganov gironzola tra i banchetti che offrono prodotti a prezzi scontatissimi, una tradizione che è sempre servita ad attirare gli elettori ai seggi. Poi, dopo aver fatto il suo dovere, accetta di rispondere alle domande del Corriere . Le aspettative del suo partito erano alte. Un risultato attorno al 20 per cento, giusto? «Dobbiamo prendere, alla fine, quello che ci spetta. Non vogliamo voti altrui ma non vogliamo regalare i nostri a nessuno». E qual è la percentuale che spetta al Kprf? Nei giorni scorsi parlavate del 30 per cento anche se alle elezioni precedenti avete preso l' 11 per cento. «Come minimo, visto che alle ultime amministrative abbiamo ottenuto successi ben maggiori. In molte città abbiamo superato Russia Unita».
Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Dicembre 2011 01:02
 
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29
Nov
Di Gennaro Gervasio (docente di storia e politica del Medio Oriente)
La seconda ondata della «rivoluzione egiziana» che ha travolto il paese e ha avuto ancora una volta come epicentro piazza Tahrir ha travolto anche molti degli attori politici e molti degli osservatori locali ed internazionali. La determinazione di giovani rivoluzionari è riuscita a tenere in scacco le Forze di sicurezza centrale (Fsc) e la polizia militare difendendo l’occupazione della piazza, durante cinque giorni di vera e propria guerriglia, che è costata la vita a più di quaranta persone, oltre a più di tremila feriti, a citare le stime più prudenti.
E’ necessario fare un passo indietro per cercare di capire da dove venga l’attuale ondata di proteste che non ha mancato di sorprendere molti, inclusi alcuni militanti di sinistra, soprattutto tra quanti che hanno deciso di partecipare alla competizione elettorale, all’ombra del potere del Consiglio supremo delle forze armate (Csfa), che di fatto ha ereditato il potere da Mubarak lo scorso febbraio. Lungi quanto ancora affermano alcuni media occidentali, la «rivoluzione di gennaio» non era stata una «rivoluzione dei social network», né era stata dominata dalla partecipazione della classi medie o privilegiate. Add a comment
 
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28
Nov

Scritto da Administrator   

Di Etienne Balibar
Che cosa è accaduto in Europa, tra la caduta del governo greco e italiano, e il disastro della sinistra spagnola alle elezioni di domenica scorsa? Una peripezia nella piccola storia dei rimpasti politici che si estenuano a inseguire la crisi finanziaria? Oppure il superamento della soglia nello sviluppo di questa crisi che ha compromesso irreversibilmente le istituzioni e le loro modalità di legittimazione? A dispetto delle incognite, bisogna rischiare un bilancio.

Le peripezie elettorali (quelle che forse ci saranno anche in Francia tra sei mesi) non richiedono grandi commenti. Abbiamo capito che gli elettori giudicano i loro governi responsabili dell’insicurezza crescente nella quale vive oggi la maggioranza dei cittadini dei nostri paesi e non si fanno troppe illusioni sui loro successori. Bisogna però contestualizzare: dopo Berlusconi, si può capire che Mario Monti, almeno in questo momento, batta ogni record di popolarità. Il problema più serio riguarda però la svolta istituzionale. La congiuntura delle dimissioni avvenuta sotto la pressione dei mercati che fanno alzare o diminuire i tassi di interesse sul debito, l’affermazione del «direttorio» franco-tedesco nell’Unione Europea, e l’intronizzazione dei «tecnici» legati alla finanza internazionale, consigliati o sorvegliati dall’Fmi, non può evitare di provocare dibattiti, emozioni, inquietudini e giustificazioni. Add a comment

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Novembre 2011 02:20
 
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26
Nov

Scritto da Administrator   

Di Ramon Mantovani

È impossibile capire il risultato delle elezioni spagnole sulla base delle semplificazioni che i mass media italiani hanno usato per descriverlo. Meglio soffermarsi, anche se sommariamente, sui dati reali.

Il Partito Popolare passa da 10 milioni 300 mila voti a 10 milioni 800 mila voti (dal 39,94 al 44,62 %) e da 154 a 186 seggi, ottenendo la maggioranza assoluta del Congreso.

Il Psoe da 11 milioni 300 mila voti a 7 milioni di voti (dal 43,87 % al 28,73 %) e da 169 seggi a 110.

Izquierda Unida da 970 mila voti a 1 milione 700 mila voti (dal 3,77 % al 6,93 %) e da 2 a 11 seggi.

L’astensione cresce più di due punti e si attesta con le bianche e le nulle al 31 %.
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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Novembre 2011 18:41
 
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