di Bruno Steri
In dirittura d'arrivo, i 130 miliardi concessi da Bruxelles alla Grecia per sventare nell'immediato il default sono arrivati. Il tono dell'Eurogruppo è trionfale: "Un nuovo inizio" è stato detto. Ma, come avevamo anticipato ieri, il prezzo pagato - dalla popolazione ellenica e, come tale, da un Paese fino a ieri sovrano - è pesantissimo. Più che ad un aiuto, il passo compiuto assomiglia a un'eutanasia.
La Grecia è sostanzialmente commissariata: le risorse prestate a caro prezzo dall'Ue e i futuri introiti provenienti dai tagli del bilancio statale e dai conseguenti sacrifici sociali confluiranno in un "Fondo speciale" sottoposto a controllo esterno, onde assicurare che nulla sfugga all'obiettivo del rientro dal debito e al pagamento dei relativi interessi. Punto inderogabile è la presenza in loco di "osservatori" Ue (sarebbe meglio dire "commissari") con il compito di verificare mese per mese l'evolvere degli equilibri contabili. La previsione è che per il 2020 il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo si riduca al 120,5%.
L'interrogativo che sorge spontaneo è sempre lo stesso: un simile estremo sacrificio, oltre che intollerabilmente iniquo, è almeno utile (utile a salvare la Grecia e l'Europa)? La previsione di cui sopra è destinata ad esser confermata dai fatti? La nostra risposta, come è noto, è negativa: lo abbiamo ripetuto innumerevoli volte e non vogliamo qui tornarci su. Piuttosto, notiamo che siamo in buona compagnia e che sono in molti a diffidare dei trionfalismi di maniera. Add a comment
di Simone Oggionni
È stato un successo! Oltre 200 persone hanno affollato il centro congressi Cavour a Roma per prendere parte all’incontro organizzato dai Giovani Comunisti e dalla Fgci con la delegazione del movimento cileno, composta da Karol Cariola, segretaria generale dei Giovani Comunisti cileni, Jorge Murua, giovane sindacalista del Cut e da Camila Vallejo, vicepresidente del movimento studentesco. Un successo di partecipazione ancora più gratificante se si pensa al gelo impietoso e alla neve che ha coperto Roma e buona parte delle città e regioni limitrofe, limitando quando non impedendo del tutto gli spostamenti dei compagni. Add a comment
Mentre questa mattina i giornali di tutto il mondo esordivano con in prima pagina le fiamme e gli scontri di Atene, in Grecia si tiravano le prime somme dopo quasi un’intera giornata di scontri, anche durissimi, tra manifestanti e forze dell’ordine. Il bilancio degli scontri comunque sembra quasi un bollettino di guerra: 45 edifici e negozi saccheggiati e dati alle fiamme durante la manifestazione, oltre 40 incendi appiccati nel centro storico di Atene, 65 arrestati per gli attacchi contro la polizia e le devastazioni, altri 75 arrestati a seguito di controlli effettuati in serata, e 68 feriti di cui alcuni molto gravi sia tra la polizia che tra i manifestanti.
Già abbiamo espresso il nostro giudizio negativo sul Governo Monti. In particolare abbiamo denunciato la sua totale subalternità alle politiche liberiste che sono state assunte nelle sue manovre. Infatti, al di là dei nomi un po’ pacchiani: “salva Italia” e “cresci Italia”, i provvedimenti presi sono in netta continuità con quelli che dagli anni ‘80 in poi sono stati assunti dai governi conservatori. Tagli allo stato sociale, riduzione delle tutele per i lavoratori, privatizzazioni. Cioè le scelte che hanno portato alla situazione attuale, provocando un immenso spostamento di ricchezza dal lavoro verso la rendita e il profitto. Non occorrono molti dati per dimostrarlo. Basta leggere i dati di Bankitalia: la ricchezza detenuta dal 10 per cento della popolazione è enormemente aumentata, parallelamente si è allargata la forbice tra questo dieci per cento e il resto della popolazione. È facile dimostrare che l’operato concreto di questo governo – al di là di quanto solennemente annunciato – non è stato caratterizzato né dalla equità né dalla crescita. Se tagli le pensioni, aumenti l’iva, metti l’Ici sulla prima casa, aumenti la benzina e non fai la patrimoniale o non tagli le spese militari, non fai una politica equa. Infatti il grosso della manovra è pagato dai ceti sociali più deboli. E, contemporaneamente, se colpisci i ceti sociali più deboli, non sarà possibile nessuna crescita perché la maggior parte delle persone ha meno soldi da spendere.