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Home Internazionalismo Internazionalismo Atene. Si tirano le somme dopo la battaglia. Quali prospettive per la Grecia?
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13
Feb

Mentre questa mattina i giornali di tutto il mondo esordivano con in prima pagina le fiamme e gli scontri di Atene, in Grecia si tiravano le prime somme dopo quasi un’intera giornata di scontri, anche durissimi, tra manifestanti e forze dell’ordine. Il bilancio degli scontri comunque sembra quasi un bollettino di guerra: 45 edifici e negozi saccheggiati e dati alle fiamme durante la manifestazione, oltre 40 incendi appiccati nel centro storico di Atene, 65 arrestati per gli attacchi contro la polizia e le devastazioni, altri 75 arrestati a seguito di controlli effettuati in serata, e 68 feriti di cui alcuni molto gravi  sia tra la polizia che tra i manifestanti.

BILANCIO DELLA  BATTAGLIA-Come se non bastasse nelle scene di isteria collettiva di ieri sera le forze dell’ordine sono dovute intervenire in alcuni casi per portare in salvo persone che si trovavano all’interno delle strutture inghiottite dalle fiamme. Il capo della protezione civile greca, Christos Paputsis, ha escluso la casualità in merito agli incendi e ha attaccato direttamente gli organizzatori della manifestazione: “Niente è casuale. Sono scoppiati oltre 40 incendi nel centro di Atene e ai vigili del fuoco è stato impedito dai manifestanti di intervenire”. Accuse molto precise che le forze dell’ordine stanno prendendo in seria considerazione.  Con il passare delle ore però parte della rabbia e dell’isteria si sono lentamente diradate, lasciando la Grecia sola con i propri incubi. Servirà il pacchetto di austerity votato ieri sera dai parlamentari? Il Kke e il fronte della sinistra pensa di no, fatto questo sottolineato dal fatto che migliaia di manifestanti hanno sfilato nel corteo comunista del Pame, anche se non hanno preso parte alle devastazioni. La realtà è che la Grecia ha scelto, con il pacchetto austerity, un male “noto” a un male “sconosciuto”. Ma siamo davvero sicuri che quello scelto da Papademos, Venizelos, dai socialisti e dai conservatori sia davvero il male minore? e soprattutto per chi?

PROSPETTIVE PER ATENE-  ”Peoples of Europe Rise Up”, così recitava il famoso striscione esposto dal Kke sull’Acropoli qualche mese fa, quando ancora si pensava che la crisi ellenica potesse essere tenuta sotto controllo. E forse era effettivamente così, forse sarebbe bastato affrontare la questione di petto prima che fosse troppo tardi, e ieri Atene non sarebbe stata divorata dal fuoco, e dalla rabbia.  La realtà è che oggi il paese ellenico si trova già in uno stato di “default”, a dispetto di coloro che parlano di “salvataggi”, e di cure shock per evitare l’inevitabile. Quelli che in piazza Syntagma hanno dato sfogo alla propria rabbia non erano tutti provocatori e violenti, magari ultras delle frange criminali uniti dall’odio per le autorità, ma erano anche “nuovi poveri”, figli della crisi che hanno visto i propri sogni venire spazzati via per decreto, taglio dopo taglio. In Grecia i disoccupati hanno superato il milione, ma le persone senza un lavoro stabile e dignitoso sono molte di più. In queste condizioni siamo davvero sicuri che ai greci, alle famiglie, ai giovani, convenga rimanere in Europa? “Sappiamo che le nuove misure colpiranno i greci nel breve termine. Lo sappiamo”,  ha detto il premier ellenico, Loukas Papademos, parlando ieri sera in tv alla nazione. “Ma i costi sociali non si possono paragonare con il disastro” che genererebbe una loro bocciatura. “Siamo giunti al Punto Zero. Queste misure ci evitano il fallimento incontrollato, che porterebbe il Paese alla catastrofe, al caos economico, all’esplosione sociale”, ha aggiunto. Ma Papademos forse ignorava che l’esplosione sociale, mentre stava parlando, era già in atto. ”Le misure previste nell’accordo con la troika, garantiscono il futuro del nostro Paese nell’euro. Fino al 2009 in Grecia c’era un modello economico sbagliato. Si tratta di cose che dovevano essere fatte diverso tempo fa”, ha poi attaccato il premier, delineando poi lo scenario che si configurerebbe senza il varo delle misure di austerity: “Non potremmo più importare generi di prima necessità, o pagare per il funzionamento di ospedali e scuole, pensioni e medicine”.

Ma con i tagli in arrivo nel settore pensionistico, sanitario, dell’istruzione, sembra quasi che si voglia solo rimandare l’inevitabile, chiedendo ai greci sacrifici che potrebbero anche non servire a nulla. A questo punto la palla passa inevitabilmente nelle mani di Papademos e del governo, che vogliono cercare di fare l’unica cosa percorribile, ovvero guadagnare credibilità internazionale per cercare di rinegoziare condizioni più vantaggiose con l’Ue. La classe politica ellenica infatti è uscita completamente screditata dalla crisi, rea di aver trascinato il Paese sull’orlo della bancarotta falsificando i conti per entrare nell’Ue e non facendo nulla per risolvere le criticità dell’asfittica economia greca. Papademos e soci ora teneranno quasi sicuramente di fare un rimpasto governativo per cercare di costituire un governo forte, magari tecnico, che forte dell’appoggio parlamentare possa cercare di discutere con l’Ue non solo di tagli, ma anche di sviluppo. Infine, dopo tutto questo caos , verrebbe da chiedersi cosa ne pensi la cancelliera Angela Merkel. Sarà soddisfatta del suo diktat? Del resto ci aveva messo del suo con buone dosi di “terrorismo psicologico” quando aveva ammonito la Grecia che un default di Atene avrebbe causato conseguenze “incalcolabili”. Per chi? Questo non è dato saperlo. Di certo per  migliaia e migliaia di greci già senza lavoro e senza speranza, le cose peggio di così non possono andare. Soprattutto perchè le misure richieste dalla cancelliera di ferro sembrano quasi misure “punitive” non di certo orientate alla crescita, che anzi sembra quasi impossibile alla luce dei tagli e delle misure recessive che sono state votate.

Non si capisce, in sostanza, in che modo la Grecia potrà ripagare il suo debito se il suo Pil non solo non aumenterà, ma subirà un ulteriore calo. Forse, semplicemente, è proprio così, e alla Merkel del futuro della Grecia non interessa. Infine, un ultimo dettaglio inquietante. Nel giugno del 2011 molti giornali, tra i quali il turco “Hürryet”, e il tedesco  “Bild”, avevano chiaramente parlato della possibilità che la crescente ondata di proteste popolari contro i draconiani piani di austerità imposti dal governo di Atene (all’epoca diretto dal Pasok), potesse provocare un vero e proprio golpe militare. Ad avvertire era stata nientemeno che la Cia, preoccupata di una ripetizione del tragico copione che la Grecia ha già conosciuto nel XX secolo. Secondo il rapporto della Cia, le proteste in corso in Grecia “hanno provocato una scalata della violenza di piazza” che ha assunto le caratteristiche di “vera e propria ribellione popolare”.  Alla luce di queste considerazioni la Cia aveva sostenuto che  “allo scopo di controllare questa situazione altamente esplosiva” il golpe militare potesse rappresentare una via d’uscita. Ora, dopo che a distanza di mesi la situazione sembra persino peggiorata, ci si può ufficialmente cominciare a preoccupare.

Da www.articolotre.com

Ultimo aggiornamento Lunedì 13 Febbraio 2012 20:13
 

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