I Giovani Comunisti di Roma condannano la presa di posizione dei presidi romani, evidentemente strumentale a chi cerca di addormentare il conflitto sociale attraverso la repressione di chi lotta. Esprimiamo solidarietà e sostegno a quanti combattono contro le politiche del Governo Berlusconi ed invitiamo tutti gli studenti a proseguire le mobilitazioni. Esortiamo inoltre gli insegnanti, specialmente precari, e tutti i lavoratori della scuola che in questi mesi si sono mobilitati contro i tagli e contro lo smantellamento dell’istruzione pubblica, ad adoperarsi per far fallire tale iniziativa ed ogni tentativo di stoppare con l’intimidazione la conflittualità espressa da quei luoghi di lavoro e al contempo di studio che sono le scuole. Indispensabile per la riuscita di ogni mobilitazione è l’unità in un fronte unico delle istanze di studenti e lavoratori, contro il Governo ed i suoi vari servi e agenti provocatori.
Add a commentCOMUNICATO SULL’EDILIZIA SCOLASTICA
Ieri, venerdì 20 novembre, i Giovani Comunisti di Roma hanno partecipato a un presidio per l’edilizia scolastica organizzato dalle scuole superiori romane sotto la sede della Provincia di Roma, esprimendo solidarietà e appoggio agli studenti che, con l’agibilità e la messa in sicurezza delle scuole, rivendicano un presupposto fondamentale per un diritto allo studio universale e di qualità. In seguito alla manifestazione, i compagni studenti medi dei GC e di diversi collettivi hanno preso parte alla delegazione che ha incontrato le istituzioni provinciali, evidenziando insieme agli altri ragazzi la gravità della situazione di molti dei propri istituti, le cui strutture soffrono di croniche e gravi carenze, condannando gli ulteriori tagli imposti dal Governo Berlusconi alla scuola pubblica ed in particolare all’edilizia. La richiesta di un concreto impegno della Provincia per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, a partire dai casi più gravi, comportanti gravi pericoli per studenti e lavoratori della conoscenza, è stata nell’incontro accolta dagli assessori competenti, che si sono peraltro impegnati a una rapida presentazione in Consiglio Provinciale di una mozione in proposito… poiché però le parole non ci bastano, continueremo a vigilare e ad impegnarci perché ai lavoratori e agli studenti sia effettivamente garantita una serena permanenza nelle scuole.
Agli studenti e alle studentesse eletti alla Consulta Provinciale degli Studenti di Roma.
A tutti gli studenti e le studentesse di Roma e Provincia.
Anche quest’anno, come ogni due anni, si svolgeranno (nelle mattinate del 25 e 26 novembre, presso l’ITIS Galilei di Roma) le votazioni di un nuovo Presidente e degli organismi dirigenti della Consulta Provinciale degli Studenti di Roma, dopo che nel mese di ottobre si sono svolte nelle scuole le elezioni dei rappresentanti. Il clima che caratterizzò le votazioni di due anni fa ancora resta nella memoria degli studenti romani: intimidazioni, irregolarità, cori da stadio… con la conseguente (prevedibile) elezione del candidato della destra, unita per l’occasione dal Blocco Studentesco ad Azione Giovani ai giovani di Forza Nuova, tutti pronti a mettere da parte le divergenze esteriori quando si tratta di accaparrarsi fette di potere!
Altrettanto noto è l’andazzo dei due anni successivi, sotto la presidenza Moi (Azione Giovani): costante mancanza del numero legale alle plenarie, paralisi della Consulta, tranne che quando si trattava di organizzare e finanziare iniziative di marcato stampo revisionista, continue strumentalizzazioni da parte dell’estrema destra di un organo che dovrebbe rappresentare gli studenti romani, a cui peraltro è demandata la gestione di un concreto budget… a spese ovviamente dei lavoratori che pagano le tasse!
Tutto ciò evidenzia la necessità di riprendersi la Consulta, perché gli studenti romani possano avere finalmente voce in capitolo nella sua gestione: per questo i Giovani Comunisti di Roma si sono attivati dall’inizio dell’anno per eleggere e far eleggere compagni preparati, competenti e determinati nelle scuole di Roma e Provincia, contendendo in più casi l’elezione a candidati di liste fasciste. Con questo spirito abbiamo partecipato alla definizione della lista unica delle forze della sinistra studentesca e dei collettivi, portando avanti con decisione ed entusiasmo, come soggetto comunista giovanile, quelli che per noi sono punti qualificanti imprescindibili:
-La rivendicazione dell’universalità del diritto allo studio, garantendo il funzionamento di una scuola pubblica laica, di qualità, democratica e aperta a tutti: è indispensabile che la Consulta si spenda concretamente in tal senso, in un momento in cui quello della scuola pubblica è uno dei fronti più importanti su cui il governo delle destre porta avanti il suo attacco per acuire le disparità di classe.
-La valorizzazione dei temi del lavoro, dello sfruttamento e delle esperienze di autogestione che i lavoratori stanno portando avanti, fra mille difficoltà, come risposta alla crisi capitalistica. Vogliamo che le iniziative della Consulta riconoscano la centralità di tali tematiche, perché le sue attività non si limitino al coinvolgimento dei licei “bene” della capitale, ma di tutti gli istituti tecnici e professionali di Roma e Provincia in cui la realtà lavorativa è immediatamente presente.
-Il rilievo particolare delle tematiche dell’antifascismo, della memoria storica e del rispetto della Costituzione, che devono essere in primo piano nelle iniziative della Consulta, per sensibilizzare su questi valori un mondo giovanile sempre più colpito dalla disgregazione del tessuto sociale, ma al contempo sempre alla ricerca di valori democratici in cui riconoscersi e da rivendicare contro ogni forma di oppressione e di sfruttamento del mondo di oggi. È per questo essenziale portare avanti progetti insieme alle associazioni (in primo luogo l’ANPI) impegnate su questi temi, con cui sarebbe proficuo un più intenso lavoro comune.
-Il coinvolgimento delle scuole di tutta la Provincia nelle attività e nelle iniziative della Consulta, che difficilmente riescono a uscire dalla realtà cittadina.
In questo modo, portando tale contributo, abbiamo cercato e continueremo a cercare di portare all’interno di un’organo “istituzionale” quale è la Consulta le posizioni e le rivendicazioni che la grande esplosione di democrazia dal basso dell’ anno scorso ha espresso nel movimento dell’Onda, a cui i comunisti hanno dato il loro energico ed organizzato contributo. E non vogliamo limitarci a dare rappresentanza istituzionale a queste istanze, sperando, a partire dalla prossima plenaria, ma in tutto il prossimo mandato biennale della Consulta, che viva e si instauri un rapporto costante e dialettico con tutte le esperienze di movimento, così da non lasciar cadere nel vuoto quella forte domanda di cambiamento che anche fra gli studenti si percepisce in maniera forte. Da questi presupposti passa l’organizzazione del conflitto sociale, ad ogni livello, e noi pensiamo di potervi dare un particolare contributo nell’ambito studentesco, per cui ancora continueremo ad impegnarci.
Non dobbiamo dimenticare il generale riflusso nelle scuole della destra, più o meno estrema, lontana dal risultato di due anni fa (che tra l’altro sappiamo come ottenuto!) nelle elezioni della Consulta, che arranca per tenere almeno nelle proprie “roccaforti”, e non sempre ci riesce. Questo non deve farci partire con l’idea di avere la strada spianata davanti, ma con l’idea che stavolta vi sia una possibilità concreta di vincere e di dare una svolta alla politica della Consulta romana, portandovi effettivamente dentro istanze avanzate e progressive, purché non manchi la volontà e la determinazione di ciascun compagno.
Ma allo stesso modo, memori di due anni fa, non tollereremo provocazioni, minacce ed intimidazioni fasciste o manipolazioni nelle votazioni e come Giovani Comunisti di Roma ci impegniamo, a partire dalla prossima plenaria, a garantire l’agibilità politica ed il diritto di partecipazione e di intervento democratico di tutti i compagni di Roma e Provincia eletti alla Consulta.
GIOVANI COMUNISTI ROMA
La situazione, qui a Milano, è dolorosamente semplice. Non che ci sia granché da reprimere, eppure - anzi, proprio per questo - da settimane non passa giorno senza che qualcuno venga accarezzato dalla mano pesante di chi cerca in tutti i modi di provocare lo scontro. E' qui, complice la giunta più avanzatamente reazionaria del centrodestra, che si sta sperimentando la capacità di soffocare sul nascere qualsivoglia tentativo di dissenso, ancorché modesto, o divertito, o disperato. Le pigliano gli studenti, i ragazzi che la sera si ritrovano con un bicchiere in mano, vengono processati per direttissima i writers, le pigliano gli occupanti di case, e figuriamoci i rom...Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati arrestati ieri - resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale - dopo un corteo non autorizzato che solo per finta è sfuggito al controllo delle «forze dell'ordine». Cariche di alleggerimento, manfrine paramilitari, accerchiamenti vari, qualche concessione dello spazio giusto per agevolare infrazioni e poi manganelli, e la questura di via Fatebenefratelli. Ne hanno fatto le spese due ventenni del centro sociale Cantiere rimasti impigliati nelle maglie sempre più strette della polizia (altri due sono stati fermati e poi rilasciati): questa mattina alle 9 vengono processati per direttissima - con presidio studentesco al seguito. Si sono macchiati per aver organizzato un corteo un po' itinerante, «sportivo», come fanno quasi sempre. E dire che poteva andare anche peggio, stando alle parole mai tanto calibrate del vicesindaco De Corato, l'uomo che meglio di tutti interpreta il clima da caccia alle streghe che si respira in città, lo stesso che pochi giorni fa è stato investito anche della delega al Traffico: «Non è tollerabile che Milano sia oggetto di uno stillicidio di cortei non autorizzati che hanno l'unico scopo di paralizzare il traffico. Senza dimenticare che questi raid, effettuati correndo per mezza città, solo per creare maggiore scompiglio, sono molto pericolosi. E se qualche studente finisce sotto una macchina non si può poi accusare il Comune o le forze dell'ordine». Geniale, e anche un po' agghiacciante.
Allora, solo per restare nel limitato campo delle proteste studentesche di questi ultimi giorni, vediamo un po' quali responsabilità possiamo attribuire con certezza al Comune di Milano, alle forze dell'ordine (che prendono ordini direttamente dal ministro degli Interni Roberto Maroni), e a quella parte della magistratura milanese che non esita ad invocare la galera per fatti di poco conto.
Torniamo a sabato scorso, per esempio. Tra i protagonisti del corteo di ieri c'erano anche i ragazzi e le ragazze delle scuole civiche serali Gandhi, il gruppo di studenti lavoratori che a settembre si è visto sbattere in faccia le porte della scuola perché, a detta di Palazzo Marino, non era «conveniente» tenerla aperta - era uno dei pochissimi licei serali d'Italia. Da mesi stanno campeggiando in segno di protesta, giorno e notte, di fronte al cinema della gauche milanese (l'Anteo), senza raccogliere molta solidarietà. Il Tar ha dato loro anche ragione, e sabato scorso, dopo l'ennesimo tentativo simbolico di occupazione, sono stati sgomberati duramente dalla polizia. Niente di grave, solo qualche gomitata fuori programma per una inutile esibizione di muscoli, davvero niente se confrontato a ciò che è accaduto il giorno prima.E veniamo quindi a venerdì scorso. Quel giorno, novanta agenti tra poliziotti e carabinieri, con un blitz in perfetto stile antimafia che nemmeno a casa di Provenzano, hanno arrestato cinque studenti della cosiddetta «area antagonista» dell'Università Statale di Milano. Quattro sono finiti agli arresti domiciliari, il quinto - noto alle cronache e soprattutto agli uomini della digos, come «figlio di un ex terrorista di Prima Linea» - è finito direttamente in carcere. Di quale reato si sono resi colpevoli? Furto di fotocopie, con rissa al seguito - per i magistrati: «rapina aggravata». Lo scorso 2 ottobre, i cinque, nel corso delle proteste contro la sospensione di alcuni studenti dell'Onda, sono entrati nella libreria Cusl (di area Comunione e Liberazione) per fotocopiare alcuni volantini: senza pagarli. E' scoppiata una rissa, è volato qualche schiaffone. Tutto qui. E la sproporzione tra l'illecito contestato e la furia repressiva si può spiegare solo con l'ansia criminalizzatrice che tutto macina nel tritacarne della repressione. Ecco perché le botte al corteo di ieri, e perché in quattro giorni gli arrestati sono saliti a sette. A bocce ferme, senza lo straccio di un'opposizione sociale degna di questo nome, a Milano questo non era mai capitato. «Dare la possibilità di non pagare le tasse per il primo anno di laurea magistrale o specialistica agli studenti che saranno neolaureati alla triennale nei primi mesi del prossimo anno». Questa la richiesta al senato accademico avanzata dal coordinamento dei collettivi degli studenti della Sapienza di Roma, che ieri hanno manifestato all'interno della città universitaria della Sapienza di Roma e davanti al rettorato. Le scale del rettorato, in piazzale Aldo Moro, sono state «isolate» con del nastro rosso. All'entrata lo striscione «Di-istruzione in corso. Ricostruiamo l'università». Una delegazione di studenti è stata poi accolta in senato accademico, dove si stava già svolgendo una seduta. Alla fine il senato accademico ha votato all'unanimità la proposta degli studenti per l'esenzione dalle tasse universitarie per gli studenti laureandi, «negli ultimi anni notevolmente svantaggiati a seguito della riduzione del tempo di durata dell'anno accademico». Per i collettivi si tratta di «un'importantissima vittoria».
Luca Fazio (da "Il Manifesto")
Pubblichiamo il comunicato stampa dei Compagni del Liceo Tasso di Roma in occupazione.
Esprimiamo solidarietà: ai lavoratori dell’Eutelia che hanno resistito ieri ad un tentativo di sgombero; agli universitari; ai precari sia della scuola che di tutto il mondo del lavoro; ai lavoratori che hanno perso il posto per questa crisi; al liceo Keplero che è stato sgomberato; alle famiglie delle vittime dello Stato.
Protestiamo: contro un Governo che ci vieta il diritto ad un’istruzione formativa e completa, che attua una politica distruttiva basata su tagli indiscriminati; per bloccare la riforma della scuola secondaria, affinché i fondi siano restituiti alla scuola pubblica; per risvegliare un movimento studentesco e una coscienza politica con forti basi culturali, partendo da Roma; per ottenere le perizie dei locali, per una scuola sicura.
Ospiteremo assemblee cittadine per una protesta condivisa.
Abbiamo scelto come mezzo di protesta un’occupazione consapevole e responsabile, con corsi formativi e di approfondimento.
La nostra occupazione sfocerà nelle manifestazioni del 14 e del 17.