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La crisi non la paghiamo
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18
Mar

Scritto da Administrator   

L’odio furioso dell’attuale governo verso l’idea che il lavoro stabile e dignitoso vada tutelato e vada considerato valore primario da difendere appare nella «Proposta di riforma degli ammortizzatori sociali», in almeno due elementi discriminanti.
La proposta di eliminazione della indennità di mobilità per i lavoratori licenziati collettivamente significa il passaggio da una tutela reale posta a difesa dello status di lavoratore ad una elargizione di una modesta somma di denaro per dodici mesi a chi, ormai disoccupato, viene lasciato nel libero mercato del lavoro per «incoraggiarlo» o, meglio, «costringerlo» ad abbassare le sue pretese, anche minime, per ricercare una nuova occupazione.
L’arretramento e la paccata di risparmi che la Fornero intende mettere sulle spalle dei lavoratori licenziati è reso evidente dalla considerazione che oggi, ad esempio, un cinquatreenne ha assicurati tre anni per sopravvivere con l’indennità di mobilità e tentare di trovare un nuovo lavoro, mentre con la proposta governativa dopo un anno non avrà più diritto a percepire alcun sussidio di disoccupazione.
Cosa succederà in concreto qualora l’ipotesi divenga legge è facile immaginarlo: di fronte ad una pensione non più raggiungibile prima di 15 anni (sempre grazie alla Fornero) il lavoratore anziano o cade nella più completa disperazione personale o da disperato accetterà condizioni peggiori di quelle che già oggi un giovane precario accetta. Il che è tutto dire visto che l’esercito di riserva della disoccupazione giovanile è già al 30%. Add a comment

 
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15
Mar

1377681_88097498di Giuseppe Carroccia

Siamo tornati ai livelli di Fossa, quello dello sfacelo criminale di Malpensa, di D’amato che per poco con le sue politiche aggressive non ci consente di estendere l’articolo 18 anche alle imprese sotto i 15 dipendenti, all’arroganza di un Guidalberto Guidi che considera i principi costituzionali alla stregua di lacci e laccioli per la liberta dell’impresa. Un leghismo fuori tempo massimo vista la crisi di quella organizzazione che paga la miseria culturale e morale dei suoi dirigenti: non duri a lungo se pensi di governare solo facendo leva sui bassi istinti, senza un progetto serio e credibile per tutto il paese.

Faranno tutti una fine indecorosa come mi sembra farà, ammesso che venga eletto, questo laureato honoris causa (quale?), cavaliere del lavoro (quale?), nonché presidente della Brembo, azienda di sistemi frenanti, sodale con Montezemolo, Della Valle, il ministro Passera e soprattutto le ferrovie francesi della neonata  NTV, la società che si appresta a lucrare sulle future privatizzazioni dei servizi pubblici contenuti nel decreto sulle liberalizzazioni del governo Monti, quest’ultimo un estremista confindustriale che sta applicando le ricette della lettera di Draghi e Trichet copiata dal decalogo della Confindustria pubblicato sul sole 24 ore qualche settimana prima. Add a comment

 
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12
Mar

Scritto da Administrator   

Da www.cronacaqui.it

Il ministro Elsa Fornero ha una particolare abitudine: quando parla, lo fa sempre in piedi, come quando faceva lezione all'università. Un'abitudine, che la prima volta, in una commissione parlamentare, ha spiazzato non poco i presenti che le ricordavano come la consuetudine fosse di stare tutti seduti attorno al tavolo. Evidentemente la deformazione professionale è dura a morire, o magari il ministro si sente a suo agio solo nei panni del docente. Fatto sta che, se capita l'occasione, il ministro sale in cattedra, metaforicamente. Add a comment

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Marzo 2012 01:34
 
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09
Mar

Scritto da Administrator   

Si è appena conclusa la manifestazione nazionale dei metalmeccanici a Roma. È stata una manifestazione bellissima, che dà a tutti noi una grande iniezione di fiducia. E forse ci aiuta a chiarire le idee, dando qualche suggerimento per il nostro cammino.

Ancora una volta la materialità delle cose si incarica di semplificare fiumi di parole e castelli di sabbia spesi e costruiti a sinistra negli ultimi mesi.

Andiamo con ordine. La prima bussola che non dobbiamo mai più perdere di vista è che il lavoro è il cuore di qualsiasi opposizione sociale e politica alla crisi, al neo-liberismo e ai suoi governi. Sono i lavoratori in carne ed ossa e, paradigmaticamente, i lavoratori metalmeccanici la spina dorsale dell’opposizione e dell’alternativa. Con la loro dignità, la durezza della lotta che hanno ingaggiato con il padronato in questi mesi. E con la conseguenza che un programma di alternativa non può che muovere dai capisaldi della piattaforma della manifestazione di oggi: democrazia e diritti nelle fabbriche, piano straordinario e pubblico per il lavoro, lotta alla precarietà e diritto al reddito per tutti. Add a comment

 
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07
Mar

Di Gaetano Azzariti

Il Parlamento sta per votare il pareggio di bilancio in Costituzione senza alcun dibattito. E la nostra Carta sposerà un’ideologia.
Tra pochi giorni il Parlamento, a stragrande maggioranza, approverà una modifica costituzionale che imporrà una rigidità di spesa non più solo in questa fase d’emergenza, ma “da qui all’eternità”. Ciò avverrà senza che si sia potuta svolgere alcuna preventiva discussione pubblica; eppure sono molti i “tecnici” che si sono dichiarati contrari all’introduzione del principio di pareggio del bilancio in Costituzione. L’introduzione di una Golden rule che limiti la capacità di spesa degli Stati è stata criticata da economisti di tutto il mondo (sei premi nobel in Usa, schiere di studiosi anche in Europa), temendo che si finirebbe, soprattutto in un momento di crisi come l’attuale, per ottenere un devastante effetto recessivo. Non ho la competenza per poter esprimere un giudizio sul piano propriamente economico, mi limito dunque ad osservare che inserire in Costituzione un principio di politica economica così incerto e per nulla condiviso appare un azzardo pericoloso.

Ma è dal punto di vista costituzionale che la decisione che sta per essere assunta dal Parlamento italiano appare ancor più grave. Essa sembra, infatti, voler mutare gli equilibri complessivi espressi dalla nostra legge fondamentale in materia economica, finendo per ledere il modello stesso di Costituzione democratica e pluralista. Add a comment

 
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