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La crisi non la paghiamo
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03
Feb

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Di Claudio Grassi

Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l’altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci anni il dibattito pubblico sul lavoro sia incentrato sugli stessi dogmi. Libertà di licenziamento, flessibilità del lavoro, cancellazione dei contratti nazionali. Tutti ricordiamo la grande mobilitazione del 2002 contro l’abolizione dell’articolo 18, le battaglie della Fiom in difesa del contratto nazionale, le lotte contro la precarietà. In quegli anni un vasto fronte di sinistra capì che dietro il ritornello della flessibilità del lavoro si celava una precisa strategia di classe: bonificare l’economia da ogni influenza del sindacato, lasciando solo e senza difese ogni singolo lavoratore dinanzi al potere dell’impresa e del mercato. Il ritornello lo conosciamo bene, è quello del neoliberismo, del turbocapitaslimo, che tanti adepti ha avuto anche nella nostra sinistra moderata. Add a comment

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Febbraio 2012 23:07
 
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17
Gen
Di Francesco d'Agresta
In primis voglio spendere due parole rispetto alla questione pagare o non pagare il debito che può essere relativamente semplice: noi non possiamo assumere come  parola d’ordine “non pagare il debito”  perché in tal caso si riconoscerebbe  che l’alternativa sta tra pagarlo o non pagarlo, per noi l’alternativa dev’essere di politica economica e quindi tra chi deve pagarlo ovvero chi l’ha generato. Senza parlare delle conseguenze economiche che un default avrebbe per le classi più povere.
Per rimanere all’economia oggi le agenzie di rating, in un generale attacco all’Europa, hanno retrocesso l’Italia di due gradini fino a BBB+. Questo lo dico non perché sia anch’io vittima della febbre da spread e consimili, ma per rilevare che questa retrocessione sarà un ulteriore alibi per il governo Monti per procedere nei suoi progetti scellerati. Progetti già nascosti, ma neanche tanto,  dietro parole d’ordine come “crescita” e “liberalizzazioni” che poi si concretizzano per esempio nella privatizzazione dei trasporti pubblici locali o nella privatizzazione delle linee ferroviarie, privatizzazione ad ora tentata solo in Inghilterra e subito ritirata dalla destra. Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 16:31
 
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12
Gen
Di Checchino Antonini, su "Liberazione"
«Merkel, Sarkozy e Monti sono i principali responsabili del disastro che stiamo vivendo perché le politiche che stanno distruggendo l’economia italiana, i diritti dei lavoratori e le speranze dei giovani sono politiche europee». Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista lancia l’appello con un video sul sito controlacrisi.org perché il 20 gennaio, a Roma, ci sia una piazza forte a dare il benvenuto meno caloroso possibile ai due capi di Stato europei in visita nella Capitale. La strada scelta dal direttorio della Ue è «disastrosa sul piano sociale, aggrava la crisi e non ferma la speculazione», avverte Ferrero. L’alternativa ci sarebbe, dice: «Fermare la speculazione si può ma per questo bisogna far sì che la Bce compri i titoli di stato. Perché oggi la situazione è folle: quella banca presta i soldi all’1% alle banche private ma non agli stati che vengono costretti a indebitarsi a tassi del 7%. Dunque la Bce permette ai banchieri di fare gli speculatori sulle spalle degli stati». Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 16:34
 
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11
Gen

Scritto da Administrator   
Di Claudio Grassi
Che il governo Monti sarebbe stato una iattura per i lavoratori, i pensionati e i ceti deboli del nostro Paese era ampiamente prevedibile ed era stato da noi ampiamente previsto.
Giova però, a due mesi dal suo insediamento, ribadire una serie di concetti al fine di motivare e dettagliare al meglio la nostra proposta politica.
Il primo elemento che non va dimenticato è che ci troviamo di fronte ad un governo che, per come si è insediato e per la sua composizione non ha come problema principale quello di preoccuparsi del consenso rispetto alle azioni che compie. Da un punto di vista democratico è una situazione che fa riflettere. Monti e i suoi ministri non rispondono agli elettori, ma hanno il compito di fare quello che altri organismi – anche essi non legittimati da nessuna verifica democratica (Bce, borse, mercati, istituzioni sovranazionali) hanno stabilito che il nostro paese debba fare.
Il secondo elemento è che – lungi dall’essere per questo motivo un governo di tecnici super partes  – l’esecutivo Monti è massimamente “politico”, perché ha prodotto intorno a sé la convergenza  del Pdl, del Pd e del Terzo Polo (come è già avvenuto in questi anni in altri Paesi europei, a partire dalla Germania). Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 16:33
 
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06
Gen

Scritto da Administrator   
Di Giulio Marcon, su "il manifesto"
Finalmente in questi giorni se ne sono resi conto in molti: forze politiche, media, sindacati e anche i militari. Si spende troppo per le Forze Armate in Italia: troppi sprechi, troppe spese inutili, troppi soldi per le armi, troppi privilegi per una casta che in questi anni ha saputo ben difendere i propri interessi corporativi e rinviare quella necessaria riforma della Difesa che manca da troppo tempo. Doveva essere la crisi economica a scoperchiare la pentola. 180 mila uomini e donne in armi – quando ne basterebbero la metà – 15 miliardi per 131 cacciabombardieri F35 – l’equivalente di mezza manovra Monti – e più di 510 generali (in proporzione più di quelli dell’esercito americano) sono alcuni dei numeri tra i tanti che testimoniano una situazione paradossale: vengono richieste “lacrime e sangue” a pensionati, lavoratori e giovani, mentre le spese militari non vengono nemmeno sfiorate dalla Legge di Stabilità e dalla manovra Monti.
Da anni la campagna Sbilanciamoci chiede la riduzione del 20% delle spese militari, la riduzione di 60 mila unità delle Forze Armate, la cancellazione del programma dei 131 cacciabombardieri F35. Eppure pochi in questi anni hanno sostenuto queste proposte. Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 16:34
 
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