Di Giulio Marcon, su "il manifesto"
Di Domenico Moro
Di Filippo Cannizzo, coordinatore Giovani Comunisti Lazio
“Perché il lavoro è un bene comune!”. Con questo grido di speranza da parte di una operaia della Videocon di Anagni si concludeva, la scorsa estate, una manifestazione contro la crisi ed in difesa dei diritti dei lavoratori davanti alla sede della Regione Lazio. Una delle tante, una delle troppe manifestazioni che ormai da tre anni si susseguono nella Regione Lazio e in tutto il Paese, da parte dei lavoratori e delle lavoratrici delle aziende in crisi, da parte dei lavoratori della scuola, dell’università, della ricerca, della cultura e dello spettacolo colpiti a più riprese dai tagli ai settori della conoscenza, da parte dei giovani, delle donne e dei precari che vedono ogni giorno di più ostruita qualsiasi prospettiva di futuro.“Perché il lavoro è un bene comune”. Da queste stesse parole siamo partiti nel Lazio, una delle regioni più colpite dalla crisi, convinti che fosse improrogabile per i Giovani Comunisti l’impegno in una lotta per restituire al lavoro il ruolo che gli compete, al centro del palcoscenico sociale del nostro Paese. Da almeno venti anni, infatti, vengono attaccati i diritti sanciti dai contratti nazionali, dalle leggi italiane e dalla nostra Costituzione, in quanto considerati da molti soltanto come un vincolo allo sviluppo e alla competizione globale, e l’esplosione della crisi è stata colta come pretesto per smantellarli.
Il segretario di Rifondazione: "Monti vuole toccarlo: dove sono gli ammortizzatori?".
Di Giorgia Nardelli, su "il salvagente"
Articolo 18. È bastato che la titolare del ministero Lavoro pronunciasse queste due parole per infiammare i sindacati e riaccendere la polemiche sulla riforma del mercato del Lavoro. Il tema è caldissimo, tanto che la Fornero, dopo avere stigmatizzato le reazioni di Cgil Cisl e Uil, è dovuta tornare sui suoi passi dicendo che il tema dei licenziamenti “non è una priorità”, e sarà affrontato solo dopo una serie di emergenze.
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Di Gavino Tanchigeddas, su "il manifesto"