Le scelte della Fiat mettono in discussione il contratto e la dignità delle persone. Allo stesso modo governo e Confindustria vogliono “manomettere” l’articolo 18. “Questo attacco ai diritti del lavoro è inaccettabile. Il modo per uscire dalla crisi è estendere diritti per chi non ce l’ha, ridurre la precarietà, avviare un piano straordinario di investimenti per lavoro e occupazione”. Per questo la Fiom scende in piazza venerdì 9 marzo a Roma, in occasione dello sciopero generale di 8 ore proclamato dei metalmeccanici. Il segretario generale, Maurizio Landini, lo spiega ai microfoni di RadioArticolo1 (audio). Nelle relazioni industriali “bisogna definire regole democratiche – chiede -, che permettano alle parti di fare accordi e ai lavoratori di decidere su ciò che li riguarda direttamente”. Per Marcegaglia lo sciopero non serve, il presidente di Confindustria ha detto che “così non si risolvono i problemi”. Landini risponde: “Non facciamo uno sciopero fine a sé stesso, non siamo contenti di proclamarlo perchè chiediamo ai lavoratori di rimetterci lo stipendio. Ma alla Marcegaglia voglio ricordare che la Fiat è uscita dalla sua associazione per non rispettare il contratto nazionale. Noi – prosegue il segretario – scioperiamo per riprenderci il contratto e proporre un nuovo modello di sviluppo, diverso da quello di questi anni e dell’ultimo governo, con cui Confindustria spesso è stata d’accordo. Quindi si prenda la sua parte di responsabilità”.
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La penosa autodifesa del sindaco di Roma Aledanno che in queste ore appare su tutti telegiornali in improbabili e fantasiosi abbigliamenti sciistici a scaricare le proprie responsabilità per la paralisi che ha bloccato la capitale dopo la nevicata della Candelora, è probabilmente il fiocco di neve che farà traboccare il vaso della proverbiale pazienza fatalista dei romani e lo costringerà a dimettersi o perlomeno a rinunciare alla ricandidatura per le prossime elezioni comunali.
Sono dieci giorni che tutti i giornali della capitale, inclusi i freepress per i pendolari, hanno informato l’intera cittadinanza che nella notte tra il 2 e il 3 febbraio e in quella successiva sarebbe caduta la neve. Dalle materne alle superiori, (i più svegli anche all’asilo nido), tutti gli studenti della capitale si preparavano alle pallate di neve tirando fuori guanti, scarponi, slittini, scrutando il cielo sempre più bianco con l’occhio ai termometri, interrogando genitori e nonni sulle memorabili nevicate del 68 e dell’85 del secolo scorso.
Tranne il sindaco tutti i romani erano pronti. Ma, si difende lui, la protezione civile non aveva previsto esattamente quanti centimetri sarebbero caduti. Effettivamente avranno pensato i meteorologi per i miracoli ancora non siamo pronti e saranno corsi a iscriversi a qualche corso di magia. In attesa che il mago Merlino lo sostituisca il nuovo direttore della protezione civile Gabrielli ha sobriamente replicato al sindaco che aveva tutti gli elementi per organizzare in tempo la necessaria prevenzione. Add a comment
"Roma è umiliata ed offesa dalle incapacità di Alemanno.
" Lo dichiara Claudio Ortale Vicepresidente del Consiglio del Municipio Roma 19 e Capogruppo PRC-FdS.
"Gli insegnanti sono stati sbeffeggiati ieri con una ordinanza incostituzionale che li obbligava alla presenza a scuo...la senza potere insegnare. Gli automobilisti sono stati lasciati a se stessi per ore in un traffico impazzito con le strade senza spazzaneve e senza sale sparso; di vigili per strada praticamente neanche l’ombra e comunque senza ordini di servizio per l’emergenza. Gli utenti del trasporto pubblico locale abbandonati, con i bus in panne, senza catene o gomme adeguate.
La Protezione Civile, tanto cara al Sindaco e molto spesso utilizzata per scemenze (vedi ad esempio, nel Municipio 19 per la rimozione di staccionate rotte nel parco Anna Bracci di Primavalle!), stavolta che era davvero necessaria è stata pressocchè inesistente."
"Ieri al TG1 a ora di pranzo - prosegue il consigliere di Rifondazione Comunista - Alemanno sprizzava orgoglio dei presunti mezzi che aveva messo a disposizione per l’emergenza neve. Più tardi in tarda serata se la prendeva con il servizio meteorologico e con Gabrielli della Protezione civile che non l’avrebbero informato della gravità della situazione: alla prossima emergenza alla Protezione Civile e all’Aereonautica Militare si devono forse aspettare dei capi centurioni col Fez e l’olio di ricino? Ma siamo seri, sembra di essere nella parodia del Comandante Schettino quando diceva che sulle carte nautiche non era segnalato il banco di scogli su cui si era infranta la nave Costa!" Add a comment
Ha proprio ragione il premier Mario Monti a dire: che monotonia. Solo che a darmi noia non è il fatto che pochi fortunati godano ancora della sicurezza del posto fisso (tra l’altro vien da chiedersi se nel bel mezzo di una crisi devastante esista ancora un lavoro “sicuro”). Bensì il fatto che da oltre dieci anni il dibattito pubblico sul lavoro sia incentrato sugli stessi dogmi. Libertà di licenziamento, flessibilità del lavoro, cancellazione dei contratti nazionali. Tutti ricordiamo la grande mobilitazione del 2002 contro l’abolizione dell’articolo 18, le battaglie della Fiom in difesa del contratto nazionale, le lotte contro la precarietà. In quegli anni un vasto fronte di sinistra capì che dietro il ritornello della flessibilità del lavoro si celava una precisa strategia di classe: bonificare l’economia da ogni influenza del sindacato, lasciando solo e senza difese ogni singolo lavoratore dinanzi al potere dell’impresa e del mercato. Il ritornello lo conosciamo bene, è quello del neoliberismo, del turbocapitaslimo, che tanti adepti ha avuto anche nella nostra sinistra moderata. Add a comment
Di Francesco d'Agresta