
Di Rossana Rossanda
La crisi si fa sentire anche sui dati dell'Istat: la disoccupazione è in aumento, e ha fatto un balzo in alto non solo l'indice generale, ma in particolare quello dei giovani. Il tasso che riguarda tutti i lavoratori è passato dall'8% di agosto all'8,3% di settembre (ai livelli del novembre 2010); mentre per la fascia dai 15 ai 24 anni si raggiunge il livello più alto dall'introduzione delle serie storiche dell'istituto (ovvero dal gennaio 2004): e in questo caso i numeri sono letteralmente schizzati in alto, perché si è passati dal 28% di agosto al 29,3% di settembre.
Praticamente un giovane italiano su tre è senza lavoro. È interessante notare che il Paese resta sempre a «due velocità» nelle questioni di genere: se il dato generale per gli uomini è 7,4%, per le donne è oltre due punti in più, cioè al 9,7%. Il tasso di occupazione si attesta al 56,9% (in calo di 0,2 punti). Il numero assoluto dei disoccupati a settembre è salito a 2,080 milioni, in aumento del 3,8% rispetto ad agosto (+76 mila unità). Su base annua la crescita è del 3,5% (+71 mila unità). Sull'altro fronte, gli occupati scendono a 22,911 milioni, in calo dello 0,4% (-86 mila unità) rispetto ad agosto.
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Di Galapagos, su "il manifesto"
John Kenneth Galbraith nel suo celebre saggio «Il grande crollo», dedicato alla crisi del '29, identificava nella profonda sperequazione nella distribuzione dei redditi (l'1% della popolazione Usa si prendeva una fetta di torta del reddito pari a un terzo del Prodotto lordo) la causa prima di quella crisi. Insomma, non furono gli imbrogli finanziari (anche allora abbondanti) o la mancanza di controlli a far esplodere la grande crisi. Negli anni successivi al «grande crollo» le politiche di Roosvelt portarono a un parziale riequilibrio delle distribuzione dei redditi. E nel dopoguerra, la paura del comunismo e la diffusione delle politiche di welfare diedero un nuovo impulso positivo. Ma da una ventina di anni stiamo tornando alla situazione della fine degli anni '20.
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di Roberto Farneti, su "Liberazione"
Intervista a Felice Roberto Pizzuti, professore di Economia all'Università di Roma
Professor Felice Roberto Pizzuti, l'Europa ci ha lanciato un ultimatum. Al vertice europeo di domani (oggi ndr) l'Italia si dovrà presentare con un pacchetto di misure per la crescita, contenente anche l'innalzamento dell'età pensionabile. Al posto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lei cosa avrebbe risposto a Francia e Germania?
Domenica scorsa l'Unione europea ci ha sollecitato a presentare un pacchetto di misure per stimolare la crescita senza fare alcun riferimento esplicito a interventi nel settore pensionistico. Del resto, non ci sono ragioni di bilancio per giustificare che si intervenga proprio lì e non, ad esempio, sull'evasione fiscale.
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