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Home La crisi non la paghiamo
La crisi non la paghiamo
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09
Nov

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di Paolo Ferrero (segretario nazionale PRC)

Pochi giorni fa abbiamo assistito alla crisi del governo Berlusconi e all’annuncio delle sue dimissioni. Si tratta di un passaggio che avevamo a lungo perseguito e che abbiamo festeggiato. Una epoca si chiude e questa fine è segnata non solo dalle dimissioni di Berlusconi ma dalla evidente crisi politica della destra berlusconiana. L’aggregazione che Berlusconi aveva cementato è in corso di sfaldamento. Questo passaggio rappresenta un punto decisivo della vicenda politica italiana e per milioni di cittadini italiani che in questi anni hanno lottato contro il governo, un elemento di grandissima soddisfazione.

Di fronte a questa crisi la strada maestra è rappresentata dalle elezioni immediate. Per due ordini di motivi. In primo luogo perché dopo la situazione putrescente determinata dal governo Berlusconi e dalla sua crisi, è necessario un bagno rigeneratore per la democrazia. La democrazia la si vivifica in un modo solo e cioè facendola funzionare, restituendo la parola al popolo. In secondo luogo perché la nostra proposta di costruire un fronte democratico tra le forze della sinistra e del centro sinistra è la strada attraverso cui è possibile battere definitivamente queste destre ma anche configurare il quadro politico più avanzato nelle condizioni date. Non un quadro di alternativa – lo abbiamo ripetuto fino alla noia – ma certo il quadro politico migliore per la democrazia e per le classi popolari.

Al contrario il Presidente della Repubblica e larga parte del quadro politico stanno indirizzando la crisi politica in un’altra direzione, quella del governo istituzionale affidato a Monti, tecnocrate di provata fede liberista.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Novembre 2011 13:28
 
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04
Nov

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Di Rossana Rossanda
Credevo che ci fosse un limite a tutto. Quando Papandreou ha proposto di sottoporre a referendum del popolo greco il «piano» di austerità che l’Europa gli impone (tagli a stipendi e salari e servizi pubblici nonché privatizzazione a tutto spiano) si poteva prevedere qualche impazienza da parte di Sarkozy e Merkel, che avevano trattato in camera caritatis il dimezzamento del debito greco con le banche. Essi sapevano bene che le dette banche ci avevano speculato allegramente sopra, gonfiandolo, come sapevano che Papandreou aveva chiesto al Parlamento la facoltà di negoziare, e che una volta dato il suo personale assenso, doveva passare per il suo governo e il parlamento (dove aveva tre voti di maggioranza). Ed era un diritto, moralmente anzi un dovere, chiedere al suo popolo un assenso per il conto immenso che veniva chiamato a pagare. Era un passaggio democratico elementare. No? Add a comment
 
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01
Nov

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La crisi si fa sentire anche sui dati dell'Istat: la disoccupazione è in aumento, e ha fatto un balzo in alto non solo l'indice generale, ma in particolare quello dei giovani. Il tasso che riguarda tutti i lavoratori è passato dall'8% di agosto all'8,3% di settembre (ai livelli del novembre 2010); mentre per la fascia dai 15 ai 24 anni si raggiunge il livello più alto dall'introduzione delle serie storiche dell'istituto (ovvero dal gennaio 2004): e in questo caso i numeri sono letteralmente schizzati in alto, perché si è passati dal 28% di agosto al 29,3% di settembre.
Praticamente un giovane italiano su tre è senza lavoro. È interessante notare che il Paese resta sempre a «due velocità» nelle questioni di genere: se il dato generale per gli uomini è 7,4%, per le donne è oltre due punti in più, cioè al 9,7%. Il tasso di occupazione si attesta al 56,9% (in calo di 0,2 punti). Il numero assoluto dei disoccupati a settembre è salito a 2,080 milioni, in aumento del 3,8% rispetto ad agosto (+76 mila unità). Su base annua la crescita è del 3,5% (+71 mila unità). Sull'altro fronte, gli occupati scendono a 22,911 milioni, in calo dello 0,4% (-86 mila unità) rispetto ad agosto. Add a comment

 
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28
Ott

Di Galapagos, su "il manifesto"
John Kenneth Galbraith nel suo celebre saggio «Il grande crollo», dedicato alla crisi del '29, identificava nella profonda sperequazione nella distribuzione dei redditi (l'1% della popolazione Usa si prendeva una fetta di torta del reddito pari a un terzo del Prodotto lordo) la causa prima di quella crisi. Insomma, non furono gli imbrogli finanziari (anche allora abbondanti) o la mancanza di controlli a far esplodere la grande crisi. Negli anni successivi al «grande crollo» le politiche di Roosvelt portarono a un parziale riequilibrio delle distribuzione dei redditi. E nel dopoguerra, la paura del comunismo e la diffusione delle politiche di welfare diedero un nuovo impulso positivo. Ma da una ventina di anni stiamo tornando alla situazione della fine degli anni '20. Add a comment

Ultimo aggiornamento Venerdì 04 Novembre 2011 21:24
 
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26
Ott

di Roberto Farneti, su "Liberazione"

Intervista a Felice Roberto Pizzuti, professore di Economia all'Università di Roma

Professor Felice Roberto Pizzuti, l'Europa ci ha lanciato un ultimatum. Al vertice europeo di domani (oggi ndr) l'Italia si dovrà presentare con un pacchetto di misure per la crescita, contenente anche l'innalzamento dell'età pensionabile. Al posto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, lei cosa avrebbe risposto a Francia e Germania?

Domenica scorsa l'Unione europea ci ha sollecitato a presentare un pacchetto di misure per stimolare la crescita senza fare alcun riferimento esplicito a interventi nel settore pensionistico. Del resto, non ci sono ragioni di bilancio per giustificare che si intervenga proprio lì e non, ad esempio, sull'evasione fiscale.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Ottobre 2011 16:42
 
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