Il Manifesto per un nuovo soggetto politico pubblicato qualche giorno fa ha il merito di aver aperto il dibattito su un problema politico intorno al quale di arrovelliamo e ci dividiamo da anni. Ne sono indice le reazioni di De Magistris, Castellina, Rossanda e altri, di cui condivido gran parte delle critiche. Non ritengo però che i dissensi debbano oscurare la necessità di discutere del problema centrale posto dal Manifesto stesso.
Innanzitutto a me pare necessario costruire un nuovo spazio pubblico della democrazia, che si ponga l’obiettivo di diffondere il potere e non di concentrarlo.
Così come ritengo necessario costruire un nuovo soggetto politico – di sinistra – che metta l’accento sull’inclusione, sulla struttura confederale e non piramidale. Ovviamente ritengo necessarie anche tante altre cose: che nell’attuale furibonda lotta di classe scatenata dall’alto occorra schierarsi da una parte; che occorra dar vita ad una soggettività politica che si opponga al neoliberismo con l’obiettivo di uscire da sinistra dalla crisi; che occorre rovesciare il disegno costituente del governo Monti dando vita ad una opposizione costituente. Ritengo cioè necessario costruire una sinistra di alternativa che determini un processo di aggregazione politica ma anche un processo di costruzione di una soggettività di massa, che superi l’atomizzazione e l’isolamento, la disperazione sociale. Non si tratta cioè solo di costruire un nuovo soggetto politico, si tratta di aggregare un sentire comune più largo, un “nuovo movimento operaio”. Esemplificando occorre fare in tutta Italia quello che è stato fatto in Val di Susa, dove l’opposizione alla TAV è stata il punto di partenza per la costruzione di una nuova soggettività sociale e politica che non esisteva prima. Un processo costituente per l’appunto, che uscendo dalla asfissiante dialettica tra berlusconiani ed antiberlusconiani, scompagini le carte interloquendo a 360° con quel 90% di popolazione italiana che viene colpita dalla crisi. Condivido quindi l’esigenza di dar vita ad un processo di aggregazione antiliberista basato sulla partecipazione non burocratica e sul protagonismo dei soggetti.
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A chi in Cgil dice che grazie alle battaglie sindacali si è raggiunto un buon compromesso sull’art. 18 e dunque tutti dovrebbero essere contenti, c’è chi in Fiom risponde: «Gli scioperi li abbiamo fatti noi, ora vorremmo essere liberi di decidere se essere o non essere contenti». Il segretario generale dei metalmeccanici Cgil non è contento, anzi è piuttosto incazzato. Il giudizio di Maurizio Landini è molto negativo, sia sull’art. 18 – «di fatto cancellato» – che sugli ammortizzatori sociali. Per non parlare della precarietà «che con questo disegno di legge rischia addirittura di aggravarsi. Siamo il paese più precario d’Europa». Insomma, un disastro dentro una crisi globale a cui il liberismo perdente ma imperante sta rispondendo con ricette che invece di guarire l’ammalato lo ammazzano. Basti pensare che il Fondo monetario internazionale è preoccupato che nel 2050 la vita degli umani possa allungarsi di tre anni, ipotesi valutata «troppo rischiosa». Questa intervista al segretario della Fiom uscirà in forma più ampia nell’e-boock che Sbilanciamoci metterà in rete nei prossimi giorni.
Landini, quanta quota di pil e quanti punti di spread vale la sterilizzazione dell’art. 18?
L’unica riduzione garantita da questa non-riforma, qualora venisse varata dal Parlamento senza radicali modifiche, sarebbe la riduzione dei diritti e la totale svalorizzazione del lavoro, ridotto a pura merce. Non aumenterà i posti di lavoro ma li diminuirà, non ridurrà la precarietà ma l’accrescerà e riduce la tutela degli ammortizzatori sociali. Un modo disastroso di rispondere alla crisi, così come disastrosa è stata la riforma delle pensioni. Siamo di fronte a un intervento sul mercato del lavoro in cui i sacrifici di chi lavora vengono presentati come necessari per sostenere i più deboli, i precari. Invece, non una delle 46 forme contrattuali presistenti è stata mandata in soffitta. Aggiungi che i contratti a termine vengono ulteriormente liberalizzati, grazie all’introduzione da parte del governo Monti del trattamento speciale riservato ai lavoratori «svantaggiati» affittati dalle agenzie interinali alle aziende con uno sconto del 20% sulle tabelle contrattuali.
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di Gianluigi Pegolo
Esiste un'analogia evidente fra ciò che sta accadendo a Palermo, in vista delle elezioni comunali, e ciò che è accaduto a suo tempo a Napoli. In entrambi i casi le primarie del centro sinistra si risolvono in imbrogli perdendo legittimità. In entrambi i casi, la divisione che si apre nel fronte democratico muove da un'idea diversa sia della società sia dei referenti politici che si assumono come centrali.
Da un lato, il Pd e i suoi alleati puntano a un'alleanza che guarda al centro e ai poteri forti, dall'altro componenti progressiste e di sinistra rifiutano tale impostazione e fanno della rottura con il sistema di potere locale il loro obiettivo fondamentale. Alla fine queste differenze si coagulano sulla scelta del candidato sindaco con il prodursi di un'alleanza moderata a guida PD, da una parte, e di una coalizione alternativa, dall'altra. A Napoli sappiamo come si è conclusa la vicenda: ha prevalso De Magistris che guidava una coalizione IdV, FdS, e liste civiche. A Palermo non sappiamo come finirà, ma certamente la candidatura di Orlando lascia aperta la speranza che si possa ripetere il successo della coalizione alternativa, che in questo caso è formata sempre dall'IdV e dalla FdS insieme ai Verdi e a presenze importanti della sinistra. Un'altra analogia è riscontrabile nella divisione che si è aperta in entrambi i casi fra le forze che si collocano esplicitamente a sinistra del PD e cioè FdS e SEL. Anche nel caso di Palermo, come prima in quello di Napoli, SEL dopo un dibattito interno sofferto, sceglie a maggioranza di collocarsi con il PD. Add a comment
Nelle prossime settimane si deciderà una battaglia politica e sindacale che sarà essenziale per le sorti della democrazia e del movimento operaio italiano. E’ una battaglia che si può vincere come si è vinta quella contro la privatizzazione dell’acqua.
Le forze della sinistra, le compagne e i compagni che in questi anni hanno combattuto e resistito all’offensiva del capitale e del pensiero dominante devono essere consapevoli di questa possibilità e mettere tutta la forza, l’intelligenza e la generosità militante di cui siamo capaci per evitare una sconfitta che avrebbe conseguenze devastanti.
E’ una mobilitazione straordinaria che va messa in campo: vale dieci campagne elettorali, dieci rinnovi contrattuali: è decisiva. Add a comment
E’ paradossale dirlo, ma le cose peggiori del governo Monti non sono quelle che fa, ma le bugie che racconta per giustificarle! Questa cosa secondo la quale l’accesso al lavoro dei giovani precari sarebbe impedito dal blocco dei lavoratori “garantiti”, è semplicemente immorale e ripugnante. Prima ancora che un rifiuto politico (come giustamente pare stia facendo, per fortuna, la CGIL) dovrebbe suscitare, in tutte le persone perbene, una rivolta di carattere culturale ed etico! Ipocritamente dicono di fare le riforme in nome dei giovani, ma in realtà li mettono contro i padri e i nonni e, come ha sempre fatto il capitale nella sua storia, scatenano guerre tra i poveri per coprire le loro malefatte e la difesa dei loro privilegi. A parole vogliono, spalleggiati da un Capo dello Stato che spende la sua autorità morale per una cattiva causa, la coesione sociale e nazionale: ma in realtà seminano divisione e conflitti nel mondo del lavoro, nella società, nelle famiglie. Si ripete, per il mercato del lavoro, la storia della sedicente riforma delle pensioni: per favorire l’accesso al lavoro dei giovani, si ritarda l’età della pensione per i padri, tenendo così più a lungo occupati i posti disponibili! E pretendono che si creda a questa storia!
La riforma del mercato del lavoro non contiene niente di buono. Nemmeno nella parte che, con l’omai solito ipocrita eufemismo, è chiamata la “flessibilità in entrata”. In realtà non c’è lotta alla precarietà!: c’è soltanto una “razionalizzazione” delle forme della precarietà!