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Home La crisi non la paghiamo La crisi non la paghiamo Fiat, come Marchionne comanda. Ma a Pomigliano è subito protesta
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14
Dic
Di Maurizio Pagliassotti, su "Liberazione"

Le bandiere della Fiom e quelle dello Slai Cobas sventolano questa mattina al cancello principale dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Decine di manifestanti stanno presidiando il varco e occupato in parte la carreggiata stradale, dentro la Fabbrica Italia il presidente del lingotto John Elkann e dall'ad Sergio Marchionne alla presentazione della nuova Panda. Il Modello Pomigliano non lascia scampo al dissenso: divieto di sciopero e sanzioni per chi non rispetta gli accordi. Ed è subito protesta. E' stata una brutta giornata, quella di ieri. E' stato un applauso di "ghiaccio" quello che ieri ha suggellato nella sala riunioni dell'Unione Industriale di Torino la firma tra i sindacati (Fismic, Ugl, Fim, Uilm e Quadri) e la Fiat. Da ieri gli oltre 86000 dipendenti della multinazionale italo americano conoscono il destino dei propri diritti. Quello del lavoro è un'altra storia su cui si è preferito non approfondire durante la cosiddetta trattativa. Erano tirati i volti di chi aveva appena messo il proprio nome in calce alla morte del contratto nazionale, quasi avesse la percezione di averla combinata davvero grossa. La Fiat, impersonificata dall'Ing Rebaudengo evita improbabili manifestazioni di giubilo e lascia la stanza. Roberto Di Maulo della Fismic e si è detto soddisfatto, gli altri diranno lo stesso. Fuori dall'Unione Industriale c'era il solito massiccio apparato di Carabinieri che vigilava su chi va e chi viene, ma nessun contestatore si è fatto vivo. Il Modello Pomigliano è passato: 120 ore supplementari di straordinario senza cotrattarlo con i sindacati, divieto per i sindacati di dichiarare lo sciopero sulle materie regolate dal contratto, cambio pause e dei ritmi alla catena di montaggio, divieto di avere delegati in fabbrica ai sindacati che non hanno firmato l'intesa, cioè alla Cgil Fiom.Il sindacato di Landini a Torino è barricato nei suoi uffici e studia le contromosse. Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom ha partecipato alle prime due riunioni e poi ha visto i suoi interlocutori dichiararlo non gradito al tavolo. 

Cosa succede da oggi ai dipendenti Fiat? Da oggi sono nelle mani dei loro datori di lavoro, meno dei sindacati che dicono di rappresentarli. In cambio di questo riceveranno un contentino di seicento euro, anche se è bene ricordare che sono due anni che la Fiat non paga il premio. E' un giorno amaro per chi lavora alla Fiat e in generale per la democrazia. 

Bellono, siete fuori. Siamo stati tenuti fuori. Ma d'altra parte non si è trattata di un confronto, bensì di una riunione di cui fin dal principio si conosceva l'esito, ovvero i voleri della Fiat che sono stati tutti soddisfatti. La Fiom è fuori dalla fabbrica ma è ancora in mezzo ai lavoratori che continuano a riconoscere il nostro sindacato come punto di riferimento. Noi portermo avanti iniziativo politiche, sindacali e anche giudiziarie per porre rimedio a questo vulnus democratico che si è appena perpetrato. 

Un bell'applauso ha sancito la firma. Un momento molto triste. I sindacalisti che hanno firmato tentano di auto convincersi di aver fatto un buon lavoro e di aver difeso i lavoratori. Semplicemente hanno accettato i voleri della Fiat. E questo per quanto riguarda quegli uomini che hanno creduto realmente di portare avanti un'idea che possa portare di beneficio ai lavoratori.

 

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