Da "Osservatorio sulla repressione"
Intervista a Paolo Ferrero, segretario nazionale PRC
Di Simone Oggionni
Di Checchino Antonini
Sono arrivati a Roma in mezzo milione, almeno. La dispersione in tanti rivoli, dovuta all'esito del corteo, rivelava ancora di più la portata dei manifestanti. Non doveva essere una festa. L'indignazione, di per sé, non rimanda a dinamiche ludiche ma alla crudezza della crisi e della polverizzazione sociale che produce. Ma le messe in scena di guerriglia, le colonne spettrali di fumo, le carcasse annerite di automobili, spesso non di lusso, restate impigliate al passaggio di pezzi di corteo lasciano una domanda inevasa: di chi è un corteo? Domanda che diventa ancora più urlata se sotto le colonne di fumo nero si sente la gente che strilla "fascisti, smettetela, via dal corteo!" a giovanotti che si prendono molto sul serio mentre, avvolti dai cappucci d'ordinanza, danno fuoco a cassonetti di immondizia. Davvero è sufficiente etichettarli come infiltrati?
Non doveva essere una festa ma doveva essere una presa di parola di massa tant'è che non s'era costruito un palco centrale per dare modo di attivare sei speak corner nella grande S.Giovanni dove improvvisare assemblee all'aperto e, magari, mettere le tende - qui e là, lungo il percorso, per discutere di come rendere permanente una mobilitazione che altrimenti sarebbe stata solo una passeggiata innocua tra i Fori o il grottesco carnevale del riot.
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Di Paolo Ferrero
Oggi saremo così tanti in piazza da non riuscire ad incontrarci. Per questo colgo l’occasione per salutarvi e augurarvi buona manifestazione a tutti e tutte.
Quella di oggi non è una manifestazione normale. Non solo perché ha una dimensione internazionale o perché cade in un momento assai particolare della vita politica del paese con lo spettacolo indecoroso del governo Berlusconi che ci proponiamo di cacciare il prima possibile per andare ad elezioni anticipate.
La manifestazione di oggi è l’occasione da cui partire per costruire un movimento di massa contro la gestione capitalistica della crisi. Contro il neoliberismo pornografico di Berlusconi come contro quello austero della Banca Centrale Europea. Questo e non altro è la posta in gioco oggi. Non si tratta ancora di una realtà, si tratta di una possibilità a cui allude il giusto slogan “i vostri debiti non li paghiamo”. Una possibilità necessaria per costruire l’alternativa alla barbarie che stanno costruendo le classi dirigenti. Add a comment