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Home Eventi Recensioni degli eventi CONCLUSA LA IV CONFERENZA NAZIONALE DEI GIOVANI COMUNISTI
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22
Feb

 

 

 

Unità, radicamento, conflitto: sono queste le parole dordine della quarta Conferenza Nazionale dei Giovani Comunisti del PRC conclusasi domenica a Pomezia. Un momento fondamentale di confronto e di messa a punto delle linee politiche nazionali ma specialmente una conferenza difficile, chiamata a decidere le modalità tramite cui ripristinare una struttura fortemente indebolita da una scissione che ha coinvolto una parte importante del gruppo dirigente centrale e numerose/i compagne/i diffuse nei territori. Sono due le mozioni presentate alla conferenza quella legata al documento 1 “generazione di sogni” che raggiunge il più alto risultato ad una conferenza dei Giovani Comunisti 75% e ha come primi firmatari Simone Oggionni e Anna Belligero che verranno scelti al termine della conferenza come portavoce nazionali dei giovani comunisti e la seconda che presenta il documento 2 “lottare occupare resistere” all’area interna al PRC di falce e martello ottiene il 25% su scala nazionale. La conferenza si è svolta in un clima fondamentalmente propositivo. Sostenere l'unità delle forze comuniste e della sinistra (comitati, associazioni, reti, movimenti, collettivi) nel solco della Federazione della Sinistra per un radicamento su tutto il territorio e per una maggiore presenza dell’organizzazione giovanile all’interno dei conflitti, sviluppare l'antifascismo senza ridurlo a semplice controinformazione, continuare a sostenere il movimento dei diritti civili e di liberazione sessuale. Sono solo alcune delle tematiche affrontate dai 270 giovani delegati (ciascuno in rappresentanza di 30 iscritti) provenienti da tutta Italia che per tre giorni si sono allontanati da volantinaggi, raccolte firme ed iniziative concrete sul territorio per confrontarsi sulle grandi questioni che rappresentano i punti di svolta per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Al margine della conferenza sono stati eletti i 50 membri del coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti (38 per il primo documento e 12 per il secondo) che verranno presto riconvocati per stabilire i membri dell’esecutivo.

 

 

 

 

 

Unità, radicamento, conflitto: le parole d’ordine dei Giovani Comunisti

Di Daniele Nalbone


I 270 delegati, provenienti da tutta Italia, alla fine della IV conferenza nazionale di Pomezia (Roma) conclusasi domenica, hanno eletto il nuovo coordinamento dei Giovani Comunisti, che sarà composto da cinquanta membri, e hanno nominato come portavoce nazionale Simone Oggionni, della federazione di Bologna, e Anna Belligero, della federazione di Bari, primi firmatari del documento "Generazione di sogni" che ha raccolto il 76% dei consensi. Per il secondo documento, "Lottare, occupare e resistere", le preferenze sono state il 24%. Chiudiamo, però, qui i "tecnicismi politici" e l'elencazione di freddi numeri o posizioni, perché la IV conferenza nazionale dei GC tutto è stata meno che un "congresso", ma un importante e "giovane" momento di confronto sui temi dell'unità, del radicamento e del conflitto, come recitava il titolo della conferenza.
L'obiettivo comune di tutti i giovani compagni accorsi a Pomezia è stato quello di rilanciare un'organizzazione a livello nazionale che tragga ispirazione e forza delle vertenze e dalle lotte territoriali. «L'immagine che più di ogni altra mi porto dentro di questa conferenza - ci spiega Simone Oggionni - è un commento di una giovanissima compagna calabrese che si è complimentata per il fatto che, finalmente, dopo anni di politica ha potuto passare tre giorni a parlare di Politica, con la "p" maiuscola». Una politica che non è più limitata alle stanze di un partito o di un'organizzazione prettamente partitica come quella dei "vecchi" GC, ma una Politica inserita nelle lotte, nel tessuto reale dei territori. «I compagni, negli ultimi anni, erano disabituati al confronto, a discutere e a scontrarsi. La gestione "centralizzata" di una realtà che deve essere in movimento e di movimento come i Giovani Comunisti ha rischiato di spazzar via questa importante organizzazione». Per questo l'elemento più significativo uscito da Pomezia non è stato "quale documento ha prevalso", ma la comune volontà di rilanciare i Giovani Comunisti partendo da tematiche comuni: in primis il lavoro.
Per questo madre delle future battaglie dei GC sarà il referendum abrogativo della Legge 30, simbolo della precarietà e della crisi. Quindi scuola e università, con un importante lavoro per dotare i GC di una piattaforma nazionale comune «per non farci trovare impreparati - spiega Simone - al prossimo autunno». Infine, antifascismo e antirazzismo: sportelli legali e sociali, corsi di italiano per stranieri e attività proprie di un "partito sociale" «per dar vita a una campagna culturale di massa».
Da queste premesse Simone e Anna, insieme al nuovo direttivo, saranno chiamati a ricostruire i Giovani Comunisti. «Fortunatamente - spiegano - non partiremo da zero ma da una solida base costruita, in questi mesi di commissariamento che ci hanno accompagnati alla conferenza nazionale, dal lavoro di Gianluca Schiavon che ci ha lasciato un'organizzazione viva, radicata nei territori, dopo anni di scissioni, linee politiche sbagliate, di disinvestimento». A colpire piacevolmente i presenti alla conferenza di Pomezia è stata l'età media, decisamente bassissima, e un linguaggio "nuovo", di chi nei territori vive e opera politicamente: «Evidentemente - commenta Simone - le difficoltà del Prc e dei GC ci hanno fatto fare, a tutti, un utilissimo bagno nella realtà: la crisi politica, in un momento di crisi economica, ci ha messo al cospetto di difficoltà oggettive, e fatto immergere nelle realtà di territorio e di movimento. Siamo, così, tornati a parlare un linguaggio concreto, non ideologico fine a se stesso ma in cui la teoria è tornata a trarre ispirazione dalle lotte. Questo ha dato vita a un linguaggio decisamente più innovativo. Più giovane».
Ecco, allora, che parole come occupare, resistere, conflitto, radicamento sono tornate sulla bocca dei giovani e all'interno di un momento prettamente politico come un congresso. Ora che la conferenza è alle spalle, però, si deve voltare decisamente pagina. Come? «Mettendo al centro i territori, le realtà provinciali e delle piccole città. Ponendo le basi sulle nostre pratiche sociali, dai Gap alle brigate di solidarietà attiva nelle fabbriche in crisi. Valorizzando al massimo il nostro essere parte dei movimenti, il nostro essere nei conflitti. Il tutto senza presunzioni di autosufficienza ma per costruire un nuovo immaginario che ruoti intorno alle esperienze di autogoverno e di autogestione». Quindi, «avviare un percorso unitario: come GC siamo nel tracciato indicato dalla Federazione della Sinistra e per questo avanziamo, fin da ora, la proposta di dar vita a uno spazio politico giovanile aperto alle organizzazioni comuniste, anche alla luce della positiva esperienza di questa estate del campeggio "Alternativa Rebelde", ai movimenti, alle realtà del sindacalismo di base e a quelle associazioni e aggregazioni che condividono l'idea della trasformazione».

 

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 02 Marzo 2010 19:57
 

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