Dal 2 dicembre, mobilitazione in ogni città, in ogni ateneo. Compatti studenti, precari, ricercatori e insegnanti
Daniele Nalbone (21/11/2009)
L'Onda di un anno fa ha creato una suggestione. Riaperto alcuni spazi. Oggi, però, lo scenario è cambiato. Per questo l'assemblea nazionale di ieri pomeriggio tenutasi in una stracolma aula A della facoltà di Scienze Politiche dell'università La Sapienza di Roma, indetta dalla rete Laboratori Precari e dal Coordinamento nazionale precari della ricerca - Cgil Clc, assume un valore doppio. Non solo un momento di confronto di una realtà che ha mancato il rilancio dell'autunno caldo ma è pronta per un inverno e una primavera di lotta, ma soprattutto l'occasione per iniziare a lavorare per la costruzione di un movimento unitario del mondo della conoscenza che sappia aggregare le mobilitazioni che da settembre hanno dimostrato come le proteste contro il disegno di legge per la riforma dell'università non sono affatto scemate.
L'Onda è pronta a tornare e a contaminare quello che c'è fuori dai muri delle facoltà. Prima tappa di questo percorso sarà lo sciopero generale del mondo della conoscenza indetto dai sindacati per l'11 dicembre. «Quel giorno studenti e precari dell'università saranno in piazza» spiega Francesco Raparelli della rete Laboratori Precari «per rispondere a una domanda di conflitto, generalizzare quello sciopero che dovrà essere costruito su un terreno di condivisione». Per questo, prima di quella data, questo "movimento in costruzione" ha deciso, con interventi provenienti da ogni parte del paese applauditi da tutti i cinquecento presenti, di dar vita, il 2 dicembre, a una giornata di mobilitazione dislocata in ogni città, in ogni ateneo. Oggi l'Onda deve fare i conti con una crisi che sta andando avanti inesorabilmente, in uno scenario in cui alla ripresa dei mercati e della speculazione fa da controcanto l'incremento della disoccupazione. «Per questo» spiega Raparelli «è oggi ancor più importante che siano tutte le parti del mondo della conoscenza a costruire "rotture"». Per far ciò, tutti concordano nella necessità di stilare una fitta agenda che possa determinare queste rotture. Mobilitazione saranno all'ordine del giorno in tutta Italia da domani fino a gennaio-febbraio, quando il Disegno di legge sbarcherà alla Camere. «Per allora ci faremo trovare pronti».
Questo l'avvertimento di tutti i portavoce intervenuti: quel giorno, quando il Ddl farà la sua comparsa al Senato, l'Onda è pronta ad invadere Roma, a far carta straccia di ogni ordinanza "anti cortei" dell'amministrazione Alemanno, e ad assediare Palazzo Marini. «Nonostante la stampa "disattenta" degli ultimi mesi, non faremo passare sotto silenzio questa cosa» ha spiegato nel suo intervento Valentina, ricercatrice precaria di Torino. A rafforzare ancora di più l'importanza dell'assemblea di ieri, oltre al dato numerico, tutt'altro che scontato in una fase politica e sociale come quella attuale, sono state le parole di studenti e lavoratori precari segnate da un filo comune: aprire l'università, elaborare un nuovo laboratorio di conflitto e lanciare una marcia, che avrà il suo culmine in primavera, per costruire nuovi diritti, un nuovo welfare, nuove modalità di sostegno del reddito e che abbia il suo apice in nuovi investimenti nella conoscenza e nella ricerca.
Una marcia nella quale verranno coinvolti studenti, precari, lavoratori, ricercatori, insegnati. «Sappiamo che sarà un percorso lungo» spiega Fabio De Nardis, responsabile università del Prc, «ma l'unico modo per sconfiggere i piani sovversivi di questo Governo è unendo il mondo della conoscenza con quello del lavoro». Non sono ovviamente mancati, negli interventi di ieri, momenti di analisi approfondita di un Ddl che Vanessa, studentessa di Scienze Politiche di Roma, definisce "a costo zero": «per questo l'Onda è chiamata a lottare per un rilancio della spesa pubblica per l'università e per respingere l'incursione dei privati negli atenei». Privati, come spiega Claudio da Napoli, «che se in Piemonte si chiamano Fiat o in Toscana Monte Paschi Siena, in Campania si chiamano Casalesi, gli unici "imprenditori" interessati e in grado di investire nell'università». Molti interventi sono invece stati dedicati a quegli analisti politici che hanno visto nella "chiusura" del percorso dell'autoriforma del sistema universitario partorito dall'Onda prima versione.
Se quanto emerso ieri in assemblea diventerà realtà (e i presupposti ci sono tutti), dovranno ricredersi: a parlare di diritto allo studio, infatti, non sono stati solo gli studenti o i precari del mondo dell'università, ma anche gli studenti medi, gli insegnanti delle scuole elementari, alcuni comitati dei genitori. «Per chi non se ne fosse accorto, a causa del regime mediatico esistente oggi in Italia, il Coordinamento precari della scuola e gli insegnanti delle scuole medie ed elementari» ha spiegato Francesco, «sono da agosto in lotta: prima occupando i provveditorati, quindi sfilando in corteo per le strade di Roma il 3 ottobre». Peccato, però, che quel giorno ventimila studenti e insegnanti precari siano stati oscurati dalla manifestazione della "libera stampa" di piazza del Popolo.












